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Pisa

Bimbo nato morto, ostetrica a processo

Bimbo nato morto, ostetrica a processo

E il giudice infligge un anno di pena a una ginecologa riconosciuta colpevole di omicidio colposo

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PISA. Una ginecologa condannata in abbreviato e due ostetriche, di cui una di Pisa, rinviate a giudizio.

Lo ha deciso il gup del Tribunale di Lucca nell’udienza preliminare per il decesso di un neonato avvenuto il 2 maggio 2013 all’ex ospedale lucchese Campo di Marte. La ginecologa, Susanna Innocenti, 62 anni, in servizio all’ospedale San Luca, ha avuto una pena di un anno per omicidio colposo per colpa medica la ginecologa.

Oltre alla condanna di primo grado la mamma, all’epoca di 31 anni, e il papà del bimbo nato morto hanno ottenuto dal giudice una provvisionale di 25mila euro ciascuno mentre il risarcimento effettivo sarà stabilito in sede civile. Soddisfatta il legale della famiglia cingalese che vive a Santa Anna, avvocato Costanza Cecchini, che aveva fatto denuncia al pm dopo che per 6 giorni era stata nascosta la verità alla madre rimasta ricoverata dal 2 al 6 maggio 2013

Nei guai erano finite anche tre ostetriche - accusate dello stesso reato di omicidio colposo per colpa medica - che si trovavano in servizio al momento dell’ingresso della giovane puerpera cingalese nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ex Campo di Marte. Una di loro, 34 anni e residente a Pisa, è stata prosciolta perché entrata in servizio in un orario successivo al verificarsi degli errori originari (omettiamo il nome proprio perché non era mai stata citata sinora).

Le altre due presenti in sala parto e che, all’epoca dei fatti erano in forza all’Asl 2, sono state rinviate a giudizio e nei loro confronti il processo di fronte al giudice monocratico si terrà il 12 gennaio 2017. Si tratta di Giulia Fantoni, 35 anni, di San Giuliano Terme e Anna Maria Tonazzini, 62 anni, residente a S. Alessio.

Per la procura già alle 9.40 del 2 maggio 2013 l’evoluzione dei tracciati cardiotocografici evidenziavano un possibile quadro di ipossemia cronica (ridotta quantità di ossigeno nel sangue). E dal nuovo riscontro, alle 11,50, era ancora più evidente una possibile ipossemia fetale.

Per l’accusa non ci sono dubbi: passarono 50 minuti dall’interruzione del parto vaginale per espletare il taglio cesareo.

Troppi, nonostante vi fossero segnali evidenti di sofferenza fetale. Quando s’intervenne chirurgicamente era troppo tardi. Il bimbo venne alla luce già morto.

Luca Tronchetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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