Gioco
Dai bivacchi al rischio aggressioni
L’area della stazione tra spaccio, liti e quella sensazione cronica di pericolo
PISA. C’è una galleria parallela a quella commerciale di viale Gramsci. Prende forma, nella sua varia umanità, con i volti di quelle anime perse che ciondolano ai bordi della strada. Quando va bene si fanno i fatti propri creando una sorta di enclave che il buon senso consiglia di non avvicinare. Ma spesso, se l’alcol scorre più del dovuto, le lame impongono le ragioni della violenza. E allora le risse con feriti diventano fatti di cronaca.
Li vedi barcollare e discutere ad alta voce, soprattutto di sera, nella porzione di “territorio” che si staglia davanti alla Snai, galleria B.
Gruppetti isolati, volti segnati da esistenze ai margini nelle quali le droghe non sono state compagnie occasionali.
Negozi etnici, minimarket, phone center convivono con l’assuefazione di chi pensa di non poter cambiare l’ordine delle cose. Sono stufi anche loro, ma spostarsi significherebbe affrontare prezzi più alti.
Quella parte di immigrazione che bivacca tra viale Gramsci e la stazione diventa, però, un problema per chi lavora con i turisti, dai bar agli alberghi.
Al netto delle risse, e non sono poche, è la percezione di insicurezza e di temere per la propria incolumità a fare dell’area piazza Vittorio-Stazione una zona da attraversare a passo svelto e senza distrarsi.
In un ordinario pomeriggio sotto i loggiati si vedono un paio di maghrebini seduti sulle rastrelliere per bici e appartati dal resto degli africani. In tutto una trentina di persone che chiacchierano, fumano, mangiano. Qualche metro più in là un immigrato stende la sua mercanzia su un cartone. Sono cinque paia di pantaloni. Accanto nove paia di scarpe. Il suo banchetto da ambulante offerto a quelli del suo giro e non ai passanti. Altri si avvicinano e la stretta di mano somiglia più a uno scambio che a un saluto.
«Che le devo dire? – esordisce con il cronista il dipendente dell’agenzia di scommesse Snai –. È così da una vita. Finché sono tranquilli non succede niente. Poi basta una lite e scattano le risse, anche con feriti. Restiamo aperti dalle 11 alle 20. La situazione peggiora la sera e almeno quel momento della giornata più a rischio ce la risparmiamo».
L’esterno dell’Hotel La Pace, con strascico di clienti che disdicono la camera e se ne vanno, a volte si trasforma in un ring a cielo aperto. O in una latrina. L’arrivo della polizia placa le intemperanze. Poi tutto rientra nella routine di una zona dove la sensazione di poter essere rapinati o borseggiati resiste finché non si esce dal perimetro di un degrado che ormai è arredo urbano.
Dove c'erano le botteghe, gli artigiani, oggi ci sono i furti, le risse, gli ubriachi, i drogati che sniffano o fanno i loro bisogni in strada, i minimarket e i locali-schermo che muoiono e rinascono dal nulla.
Un medico aggredito per aver rimbrottato un ragazzino maleducato. E poi la rissa al bar Kinzica in piazza Vittorio tra due tunisini: bottigliate, urla, panico fra i clienti.
Sul loggiato che affaccia in piazza della Stazione i negozi etnici sono il magnete degli sbandati.
Seduti sullo scalino di un’attività commerciale chiusa, due uomini e una ragazza, con un cane sdraiato ai loro piedi, bevono birra e non sembrano preoccuparsi di quello che faranno un’ora dopo.
Il titolare di un bar, «non faccia nomi per carità che qui gira di tutto», fa sintesi del sentire comune: «Serve un posto fisso di polizia. Non dico 24 ore su 24, ma quasi. Mi capita di veder entrare gente ubriaca alle 7 del mattino. Lavoriamo con il timore che possa succedere sempre qualcosa di brutto». La cronaca di un’ordinaria giornata in zona stazione.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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