La protesta
Sotto processo per i soldi spariti
PISA. La sparizione degli incassi dei canoni dei clienti che dovevano finire nelle casse della società. Ma anche la richiesta di un prestito formalizzata con una firma poi disconosciuta dal...
PISA. La sparizione degli incassi dei canoni dei clienti che dovevano finire nelle casse della società. Ma anche la richiesta di un prestito formalizzata con una firma poi disconosciuta dal legittimo titolare. Due fronti sconfinati nel codice penale che hanno portato al rinvio a giudizio di Francesco Felline, 49 anni, ex dipendente del “Corpo Guardie di Città”, ora gestore di un bar, dopo il licenziamento per giusta causa avvenuto nell’ottobre 2013 dall’istituto di vigilanza per i fatti poi sfociati nella citazione diretta a giudizio disposta dal pm, Aldo Mantovani. Felline deve rispondere di appropriazione indebita e falso in scrittura privata ai danni del “Corpo Guardie di Città” che si è costituito parte civile. L’udienza è slittata per un difetto di notifica ed è stata aggiornata all’ottobre 2017.
Appropriazione indebita. Stando alla querela presentata dall’azienda di Mariano Bizzarri Ollandini, l’imputato tra il 2012 e il 2013 avrebbe incassato per conto dell’istituto di vigilanza almeno 16mila euro. Soldi che andava a prendere dai clienti e che poi, secondo l’accusa, tratteneva anziché consegnarli alla società. Versamenti di poche centinaia di euro ottenuti dal giro di clienti ai quali l’ex guardia giurata si era presentata. In quel modo aveva messo insieme una somma che a parole avrebbe dovuto girare all’azienda e che per il querelante si era invece tenuto per sé. Non era stato difficile scoprire quale via avessero preso i soldi. Era bastato all’istituto contattare i clienti che risultavano “morosi” per ottenere la risposta che aveva più che insospettito la proprietà: «Abbiamo già dato i soldi al vostro dipendente». E quel dipendente era sempre Felline. Oltre al licenziamento - ottobre 2013 - a carico di Felline era stata presentata anche una querela.
Prestito con firma falsa. L’altra contestazione per l’imputato è quella di aver falsificato la firma di Mariano Bizzarri Ollandini per ottenere una cessione del quinto da una finanziaria.
Una firma di garanzia che, al momento delle rate insolute, ha fatto scattare l’azione di recupero credito da parte della finanziaria che ha contattato il datore di lavoro per chiedergli conto della morosità del dipendente. E a quel punto l’imprenditore si è reso conto della richiesta del prestito avvenuta a sua insaputa.
Inchieste incrociate. Il “Corpo Guardie di Città” è parte civile nel processo all’ex dipendente. Con una particolarità che fa incrociare due inchieste. Felline risulta anche tra i quattro ex guardie che denunciarono Bizzarri per estorsione. Il caso era quello delle trattenute come anticipo di Tfr per sanare un buco dovuto alla sparizione di 10mila euro di un cliente dalla cassaforte aziendale. Un clima da coltellate trasferito ora nelle aule dei Tribunali.
Pietro Barghigiani
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