PISA. «Non siamo spariti. Nessuno ci farà sparire. Ci siamo ancora, e più motivati di alcuni mesi fa. Siamo convinti che ci possano essere dei rischi per la sicurezza legati alla costruzione di una moschea e quindi non la vogliamo. La nostra battaglia continuerà e il referendum si farà». Il Comitato #NoMoschea non ha alzato bandiera bianca e non ha alcuna intenzione di abbassare la testa di fronte al recente verdetto del comitato dei garanti del Comune, che ha reso praticamente nulle le firme raccolte, in tutto 2.530, quindi ben al di sopra della quota di 1.794 necessaria per chiedere l'indizione di una consultazione popolare. Secondo il Comune, solo 275 sarebbero valide. Le altre sarebbero state raccolte irregolarmente, cioè non autenticate secondo la norma, perché «gli autenticatori - disse il direttore generale di Palazzo Gambacorti Marzia Venturi - non risultavano idonei a svolgere quel ruolo».
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È proprio questo l’aspetto su cui il Comitato #NoMoschea intende concentrarsi. E sul quale aprire il prossimo fronte della “guerra” per conquistare la possibilità di poter far esprimere la cittadinanza pisana sul progetto di una maxi moschea nel quartiere di Porta a Lucca, tra via del Brennero e via Chiarugi. «I garanti sono sì persone competenti - afferma Gianluca Gambini, consigliere provinciale di Forza Italia e del Comitato #NoMoschea - ma sono pur sempre stati nominati dal Comune. La loro ultima decisione è di natura esclusivamente politica. I consiglieri provinciali hanno sempre avuto, come previsto dalla legge ordinaria nazionale (la n. 53 del 21 marzo 1990), il potere di autenticare le firme, indipendentemente da quanto previsto dai regolamenti comunali. Da sette anni il sottoscritto le ha sempre raccolte e autenticate per numerose questioni, ad esempio per le liste delle amministrative e per la legge sanitaria. È sempre andato tutto bene, guarda caso non vanno bene quelle per il referendum anti-moschea. La verità - aggiunge Gambini - è purtroppo un’altra, e cioè che il Comune nega ai pisani il presupposto fondamentale della Costituzione, quello che garantisce il diritto al voto e alla partecipazione». Nei prossimi giorni il Comitato #NoMoschea tornerà alla carica. In particolare con i garanti del Comune.
«Stiamo consultando i nostri avvocati - spiega Gambini - perché è nostra intenzione presentare ai garanti una memoria articolata e dettagliata in cui si chiederà loro di rivedere la decisione in regime di autotutela e di far riprendere l’iter per l’indizione del referendum». A proposito di quest’ultimo, c’è da chiarire un importante aspetto sul rigetto da parte del Tribunale del ricorso d’urgenza presentato dalla Comunità Islamica. «È stato detto impropriamente - sottolinea Gambini - che il giudice Leonardo Magnesa, non entrando nel merito del ricorso, emise una sentenza di “non luogo a provvedere”, in quanto venuta meno la materia del contendere dopo la decisione del comitato dei garanti. Ebbene, non è così: il “non luogo a provvedere” fu determinato dal fatto che lo stesso comitato dei garanti non si presentò all’udienza».