Il Tirreno

Pisa

Botte all’asilo, i genitori: Comune offensivo

Indignati per la relazione che “assolve” Palazzo Gambacorti sui controlli. «Dirigente da dimissioni, assessore tracotante»

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PISA. «Indignati, umiliati e offesi siamo noi, genitori dei bambini vessati dalle educatrici dipendenti del Comune di Pisa nel leggere e rileggere le nove pagine della relazione che la Prima commissione controllo e garanzia ha redatto sui gravi fatti accaduti all'asilo nido».

È più di uno sfogo istintivo quello che i genitori dei piccoli iscritti all’asilo al centro dei maltrattamenti consegnano alla stampa in risposta alla relazione - approvata dalla maggioranza - che di fatto “assolve” il sistema di Palazzo Gambacorti nel caso sfociato in un processo.

Secondo la relazione «quanto accaduto all'asilo nido comunale è stato imponderabile, non prevedibile e circoscritto».

«Ferite riaperte». «Troviamo non solo riduttivo, ma anche estremamente irrispettoso liquidare con questi tre aggettivi quanto accaduto – spiegano i genitori –. Basta aver seguito la recente cronaca italiana per avere la dimostrazione che non si tratta di fatti così imprevedibili e imponderabili. Inoltre, è doveroso che anche il singolo bambino sia protetto dalle istituzioni e definire come evento "circoscritto" la violenza continua e sistematica subita e assistita dai nostri bimbi, seppur “solo” venti, riapre in noi genitori molte ferite».

«Dirigente da dimissioni». Lo scorso 21 luglio il gip Giulio Cesare Cipolletta ha riconosciuto il Comune di Pisa responsabile civile, al pari delle tre indagate, dei fatti avvenuti, «ma neanche questa importante decisione ha in alcun modo minato l'irriducibile sicurezza e l'incredibile tracotanza che fin dal principio ha caratterizzato l'atteggiamento dell'assessora Chiofalo e della dirigente dei servizi educativi dottoressa Nassi con il sostegno del sindaco Filippeschi. Quando per fatti analoghi, in qualsiasi altro paese europeo più civile e illuminato, un dirigente si sarebbe dimesso in silenzio e a capo chino. Qualche settimana fa abbiamo appreso anzi, con costernata sorpresa, come la dirigente Nassi abbia ricevuto la valutazione più alta per il 2015 ai fini del riconoscimento dell'indennità di risultato, vale a dire un premio in denaro per i risultati conseguiti, ben sapendo (è agli atti della Procura) che i maltrattamenti perpetrati hanno documentato inizio nel lontano febbraio del 2015». Oggi ci viene proposta in forma scritta l'analogia delle tre scimmie: quella che non vede, quella che non sente e quella che non parla. Nella nostra amministrazione comunale sono state ben rappresentate tutte e tre».

«Voci inascoltate». I maltrattamenti documentati dai video erano quotidianamente sotto gli occhi di tutti i dipendenti di quell'asilo, ma nessuno ha visto. Secondo i genitori voci sommesse, quanto inascoltate, serpeggiavano tra le stanze dei palazzi comunali, negli uffici e tra i verbali, veramente tali perché non scritti, di riunioni interne, ma nessuno ha udito. La sensazione è che alcuni sapevano, ma non hanno visto, né sentito né tantomeno parlato.

«Soprattutto le responsabilità non sono di nessuno – aggiungono –. A giugno quando tutto doveva essere cambiato e migliore, è stato possibile che in quella stessa struttura una bambina di appena due anni sfuggisse al controllo e uscisse da sola attraversando una strada. Colpa di un cancellino rotto segnalato più volte e mai riparato? Culpa in vigilando ancora delle amministrazioni? Culpa in eligendo di chi aveva il compito di manutenere la struttura? No, dalla relazione dell'assessora Chiofalo emerge una mamma distratta e una bambina molto veloce, vivace e un po' indisciplinata che non ha rispettato i divieti ben scritti su appositi cartelli (!). Questa è l'Italia peggiore, quella dell'omertà, quella della colpa che è sempre di qualche d'un altro. La relazione che abbiamo sotto gli occhi è il fulgido esempio di un paese che non avanzerà mai, perché non si possono riparare gli errori se non si riconoscono come tali, perché assumersi la colpa di qualcosa (almeno una parte della colpa) è il punto giusto per ricominciare da capo e migliorare. “La buona scuola” (oggi anche Ddl) è il dovere imprescindibile che si deve assumere ogni corrente politica».

Fiducia nel Tribunale. «Con questa relazione – concludono i genitori – la casta del sinedrio affacciata su Ponte di Mezzo ha annegato nelle acque fangose dell'Arno le proprie responsabilità relative a ciò che non dovrebbe succedere nella cosiddetta “buona scuola”. La nostra fiducia nelle istituzioni ormai non può trovare certo conforto nelle opinioni molto personali di un’amministrazione comunale tanto autoreferenziale quanto autocelebrativa. La nostra fiducia residua e con essa le nostre speranze più vive hanno trovato momentaneo rifugio in una fredda aula di tribunale. Dura lex sed lex».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web