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Nuovo farmaco, anche Pisa è centro di sperimentazione

Nuovo farmaco, anche Pisa è centro di sperimentazione

PISA. Anche l'ospedale di Cisanello è fra i centri clinici internazionali che sta sperimentando un nuovo farmaco per la cura dell'Alzheimer (oltre 4mila persone colpite in città e provincia), con...

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PISA. Anche l'ospedale di Cisanello è fra i centri clinici internazionali che sta sperimentando un nuovo farmaco per la cura dell'Alzheimer (oltre 4mila persone colpite in città e provincia), con risultati definiti incoraggianti.

Lo studio, iniziato tre mesi fa all’unità operativa di Neurologia diretta da Ubaldo Bonuccelli, include al momento 4 pazienti, tutti con malattia allo stato ancora iniziale. La molecola, un anticorpo monoclonale, in pratica una particolare proteina (aducanumab), rispetto ad altre simili si sta dimostrando più precisa nel distruggere la sostanza che l'organismo produce in quantità eccessiva (beta amiloide) e che distrugge le cellule nervose. Le cause di questo meccanismo, ovviamente, sono ancora sconosciute. Cosa s'intende per condizione iniziale di malattia? Per ora il farmaco viene testato nelle forme iniziali in cui ancora non c'è demenza vera e propria, cioè il paziente è del tutto autonomo ma presenta solo un problema di memoria cui ovvia con agenda, lavagna, taccuino oppure, se c'è demenza, è allo stadio iniziale. Il soggetto magari si perde per strada qualche volta, poi recupera il percorso ed è quasi sempre capace d' una vita di relazione autonoma.

È già possibile trarre le prime conclusioni? «Non lo sappiamo ancora - dice il professor Bonuccelli -. Lo studio è iniziato da poco e non sappiamo chi prende il farmaco vero oppure placebo (sostanza innocua per effettuare un confronto). Però, in un altro studio di fase avanzata, con un altro monoclonale (solanezumab) abbiamo notato alcuni pazienti stabilizzarsi dopo due anni di malattia e di cura, sempre ignorando se facevano il farmaco o il placebo. L'indagine è conclusa e nel giro di alcuni mesi avremo i risultati globali internazionali. Anche questa ricerca servirà a chiarire se la strada degli anticorpi monoclonali nell'Alzheimer sia quella giusta».

Se sapete che ci sono risultati non negativi, perché non cominciare fin da ora a darlo a tutti? «I risultati sono positivi - risponde il direttore di Neurologia - ma è come un sondaggio elettorale, nel senso che il campione studiato (166 pazienti di cui 40 con placebo) è troppo piccolo per essere accettato come una prova provata. Bisogna salire almeno a 1.000 pazienti. Almeno nel caso dell'Alzheimer e considerato che non puoi vedere un effetto immediato, ma devi valutare il decorso della progressione di malattia che è lento, sono studi lunghi, impegnativi e costosi. Questa è la scienza medica, altrimenti si farebbe come in certe medicine sedicenti alternative. È possibile proporre nuovi pazienti. Basta chiedere di essere visitati alla Neurologia di Pisa per un disturbo cognitivo. Si deve però essere all'inizio della malattia o avere solo un lieve problema di memoria».

Gian Ugo Berti

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