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Eterologa, a due anni dal via libera è flop «Mancano donatori»

Eterologa, a due anni dal via libera è flop «Mancano donatori»

Cela: solo Firenze è autorizzato a comprare ovociti all’estero Ma Pisa è un’eccellenza in Toscana per le pazienti oncologiche

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PISA. Sulla carta è tutto pronto. Dall’aprile 2014, quando la Corte costituzionale abolì il divieto all’eterologa affondando la legge 40 e aprendo così le porte alle speranze di migliaia di coppie italiane, l’Ostetricia e ginecologia universitaria del Santa Chiara potrebbe eseguire decine di fecondazioni «in ogni momento», dice Vito Cela, responsabile del centro di procreazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria. «Abbiamo i laboratori, gli strumenti, la preparazione necessaria e perfino le richieste di molte persone che ci chiedono di aiutarle ad avere un figlio». Ma da due anni il diritto a questa tipologia di procreazione assistita è rimasto lettera morta. «Non ci sono donatrici e donatori di ovociti e spermatozoi - spiega il dottore - Questo anche a causa di una norma che pur riconoscendo un diritto non fa quasi niente per vederlo applicato».

Così, con buona pace del Fertility day e delle campagne in favore della crescita demografica, uno dei centri più importanti della Toscana è costretto a registrare un flop su quella che era sembrata una frontiera (e una battaglia) per le libertà civili. Di solito chiede di accedere all’eterologa una coppia in cui uno dei due genitori è completamente sterile e, per arrivare a una gravidanza, occorre usare un gamete (un ovulo o uno spermatozoo) di una terza persona, cioè il donatore. «In altri paesi - spiega Cela - viene dato al donatore una sorta di rimborso, un’idea che per ora è ben lontana dall’essere riconosciuta in Italia». Come unici potenziali donatori, così, non restano che le coppie che si affidano ai medici per la Fivet, la fecondazione in vitro. Una tecnica questa a cui accedono fra le 350 e le 400 coppie ogni anno, un boom. Sono genitori che non riescono ad avere gravidanze spontanee ma a cui la scienza può dare una risposta. La Fivet infatti prevede che la fecondazione dell’ovulo avvenga in laboratorio e una volta generato l’embrione questo sia impiantato nell’utero. «In media il 28% delle gravidanze va a buon fine - spiega Cela - Ovviamente il rischio di un aborto c’è, e per poter compiere nuovi tentativi i protocolli consentono ai genitori di crio-conservare spermatozoi e fino a sei ovociti. Alcuni potrebbero venir donati, ma è comprensibile: una donna quasi sempre rinuncia alla donazione per tenersi aperta la possibilità di un secondo o un terzo tentativo».

Anche perché l’età è fondamentale, e mano a mano che aumenta crescono anche i rischi di aborto. L’egg sharing - cioè la donazione di ovociti - è complicato proprio da questo: il 70% delle donne che accedono alla Fivet ha più di 35 anni. Soluzioni? «Una è stata concessa all’Ostetricia di Firenze dalla Regione, l’unico ospedale toscano autorizzato a comprare ovociti all’estero. Una scelta legittima, che ne fa un centro di riferimento per l’eterologa». Mentre quello pisano lo è a livello nazionale su un fronte delicatissimo. «Siamo specializzati nella crio-conservazione degli ovociti delle pazienti oncologiche. Un iter a cui accedono tutte le donne sotto i 38 anni prima di affrontare le terapie anti-tumorali e le bambine grazie ad un sistema di alert che mette in collegamento il nostro centro con tutti i reparti oncologici, dalla senologia all’ematologia e la pediatria. Un’attività - dice Cela - importantissima perché chemio e radioterapia possono rendere sterili e cancellare per sempre la possibilità di avere figli».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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