Sicurezza
«I docenti segnaleranno i sospetti alle questure»
PISA. «L’Italia è indietro nella lotta alla radicalizzazione islamica», quindi «sarà fondamentale creare un sistema informativo in cui le segnalazioni su soggetti a rischio arrivino alle forze dell’or...
PISA. «L’Italia è indietro nella lotta alla radicalizzazione islamica», quindi «sarà fondamentale creare un sistema informativo in cui le segnalazioni su soggetti a rischio arrivino alle forze dell’ordine anche dalle scuole o dai Comuni». Francesca Capone, ricercatrice di diritto internazionale, esperta di terrorismo alla Scuola Sant’Anna, è convinta che la stretta sulla lotta al terrorismo prevista dalla nuova legge in discussione in parlamento («Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista») non solo sia inevitabile ma anche un dovere del Paese.
Capone, davvero una legge può evitare che proliferino Molenbeek italiane?
«La legge serve ad implementare gli obblighi previsti dalla risoluzione Onu 2178 (2014) che si occupa di foreign terrorist fighters. L'Italia, finora, l'ha fatto solo in parte con la legge entrata in vigore ad aprile 2015, che va ad ampliare le misure per il contrasto del terrorismo, per esempio punendo non più solo chi arruola combattenti ma anche chi viene arruolato. Ora servono anche strumenti di prevenzione e riabilitazione».
Quali, dato che chi si radicalizza può “addestrarsi” alla jihad con i social?
«Rispetto ad altri paesi europei siamo indietro. Ma i metodi ci sono. Ad esempio una formazione specialistica per le forze di sicurezza e la creazione di un sistema informativo che metta in collegamento organi di pubblica sicurezza, Comuni e scuole, la proposta di legge li prevede. Ed è uno schema già attuato nel Regno Unito dal 2005, e in cui anche gli insegnanti possano inviare segnalazioni alle autorità locali su soggetti a rischio».
Non c’è il rischio di costruire una sorta di “stato di polizia diffuso” alimentato da cultura del sospetto?
«Certo. Non a caso in Inghilterra il "Channel Project" è stato criticato in modo aspro da ong che lamentano la violazione dei diritti fondamentali. Nell’ultimo anno si sono registrate 4mila segnalazioni e molte riguardavano minorenni sospettati dagli insegnanti di aver preso una cattiva strada. Ovviamente per la gran parte queste segnalazioni non avevano fondamento».
Dunque, la lotta al terrorismo ci imporrà di scardinare il nostro patrimonio di conquiste civili?
«È fondamentale incrementare un progetto difensivo, ma a patto che lo si faccia salvaguardando il sistema dei diritti fondamentali».
Pisa non sembra un città immune da rischi. Qui c’è stato il caso Bilel, il tunisino espulso per aver annunciato il martirio.
«Su Bilel i Ros avevano raccolto elementi importanti, c'era un rischio concreto. Dunque giusta l'espulsione».
C’è chi sostiene che anche la moschea possa essere un covo di terroristi; è diventata una sorta di rivendicazione nel messaggio anonimi che annunciava un attentato al tribunale.
«Sull'origine del messaggio non mi esprimo, ma una cosa la voglio dire: l'Italia è un paese con una comunità musulmana crescente e sono meno di 10 le moschee ufficiali contro 700 garage trasformati in centri di culto, dove è più facile che maturino fenomeni di radicalizzazione e proselitismo. Da osservatrice non posso che dire ben venga la moschea».
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