Il Tirreno

Pisa

«Allarme Isis militarizzare Pisa è inutile»

di Mario Neri
«Allarme Isis militarizzare Pisa è inutile»

Prodi al Sant’Anna: il Califfato può arruolare anche qui, ma l’esercito non è una ricetta

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PISA. No, nemmeno Pisa è immune dal terrorismo. Anche la città della Torre può coltivare una sua piccola Molenbeek, covi di radicalismo islamico e dare ospitalità ai “lupi solitari” del Califfato perché «l’Isis è in ritirata, ma solo dai fronti del conflitto». In realtà «continua ad arruolare molti proseliti, e sono molti e diffusi, ma non lo batteremo militarizzando le città», dice Romano Prodi.

Dopo l’economia, è ormai la sua occupazione principale. La “sicurezza internazionale” è diventata la preoccupazione e il cuore degli studi dell’ex premier da tempo, da quando il “professore” ha visto crescere la minaccia nel mondo e nella sua Europa, messa in crisi dalle politiche egoistiche dei paesi membri, dal lepenismo e appunto dallo spettro agitato dalle milizie del Califfato. Alla Scuola Sant’Anna è venuto proprio per questo. Il professor Andrea de Guttry, Barbara Henry e Marco Pertile, quest’ultimo dell’Università di Trento, lo hanno invitato a tenere la lectio magistralis del nuovo corso di laurea in “International Security Studies”. Aula magna piena di studenti e ricercatori, sono venuti ad ascoltarlo parlare di mutamenti politici mondiali e dello stato di salute dell’Europa, ma Prodi non si sottrae. Sa che il pericolo globale del jihadismo può annidarsi anche nelle periferie delle città. Del resto proprio a Pisa è stato bloccato Bilel Chihaoui, scovato dai Ros nella boscaglia poco dopo aver annunciato il suo imminente martirio su Facebook. La minaccia del terrorismo è pervasiva, spiega Prodi, ma non ci si difende militarizzando le zone ritenute a rischio.

«Credo non ci sia una ricetta unica per battere l’Isis - dice Prodi - Quello che si è fatto finora va proseguirto con più energia. Però guai a farne un’ossesione pensando di difendere ogni luogo con l’esercito, pensando di militarizzare gli aeroporti, le stazioni, gli stadi, i grandi centri, non è con questo che si difendono le città». Il rischio, fa capire il professore, è la tenuta dell’architettura stessa delle società occidentali, delle conquiste dell’Europa in materia di libertà. Per questo, ad esempio, la realizzazione di una moschea non va ostacolata. «Ho sempre pensato che la libertà religiosa sia un obbligo per ogni paese, poi i modi possono essere decisi a seconda delle situazioni, se fare una moschea grande o più moschee piccole, ma non è certo restringendo la libertà di culto che uno controlla meglio la società».

Non è un caso che chiami in causa la società e non le comunità islamiche. Quelle comunità - sembra suggerire il professore - fanno già parte del nostro tessuto sociale, non sono corpi estranei. «Quello che vorrei però - precisa Prodi - è che ci fosse la stessa libertà nei paesi islamici, dove le restrizioni sono molto forti, molto forti».

Poi, di fronte agli studenti e ai ricercatori parla di Ue e di relazioni internazionali, «di uno sfrangiamento di poteri», di un’America indebolita a cui «Russia dà le carte» e di un’Europa che «non sembra avere un peso reale» nella gestione del conflitto in Medio Oriente. «Un tempo si sarebbe detto che l’economia domina tutto. Mi sembra che la politica che provoca le guerre e le tragedie sia l’economia dominante», dice Prodi.

Ma l’Europa esiste ancora? Dobbiamo rassegnarci ad un processo di progressiva disgregazione dell’Ue? «Io non sono rassegnato, ma l’Europa è sempre più debole a causa della mancanza di una politica comune, senza saremmo finiti, ma è pericolosamente a rischio». E a rischio - dice Prodi - ce la sta mettendo proprio il suo stato membro più forte, la Germania. «Merkel deve rendersi conto delle esigenze e dei problemi di tutti. Serve un cambiamento della politica tedesca. Non ha alcun senso che la Germania abbia un surplus commerciale del 9%, quasi quanto il Pil del Belgio. Quando la Cina aveva un surplus del genere l’accusavamo di far saltare le strutture economiche mondiali. Nessuno vuole che i tedeschi siano degli spendaccioni, ma devono rendersi conto che così frenano gli altri paesi e impediscano il risanamento del debito». Ma il professore non risparmia un richiamo anche a Renzi. Inutile chiedere «più flessibilità, rischiamo di aumentare il debito». Ma la Germania deve cambiare passo perché alzando un muro rischia solo «di aumentare il sentimento anti-europeista e quindi di alimentare i populismi in Europa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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