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Pisa

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Sviluppo Navicelli, la voragine sale a quaranta milioni di euro

Pietro Barghigiani
L'area della Sviluppo Navicelli
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L'area della Sviluppo Navicelli

Definite le passività con la stragrande maggioranza dei creditori rappresentata dalle banche. La stima dei beni da vendere si aggira intorno ai dieci milioni e a primavera possibili le prime aste

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PISA. Lievitano i debiti della Sviluppo Navicelli Spa, la società che avrebbe dovuto urbanizzare la Darsena pisana e che nel maggio 2015 fu costretta a portare i libri in Tribunale per non aver potuto pagare circa 300mila euro di debiti sotto forma di decreti ingiuntivi notificati da due creditori. Quell'insolvenza, a prima vista di proporzioni contenute rispetto ai volumi mossi dalla società, dette poi il via alla slavina debitoria la cui certificazione è ora salita intorno ai 40 milioni di euro.

Le tre inchieste penali. Sulla società incombono ancora tre inchieste della magistratura per bancarotta, fidejussioni non valide e sulla vendita dei terreni a Ikea con il contestato cambio di destinazione dei terreni accompagnato all'acquisto della società che di lì a poco rivendette il tutto al colosso svedese.

Sale il passivo. Nominato dal Tribunale come curatore fallimentare, il commercialista Maurizio Roventini ha ricevuto nelle ultime settimane diverse insinuazioni tardive al passivo della procedura concorsuale. E l'effetto è stato che dai circa 33 milioni iniziali si è arrivati a 40 con la categoria bancaria in prima linea nel plotoncino di creditori, non più di una cinquantina, riunito al capezzale di quello che resta della Spa.

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L'attivo langue. Se il passivo viene contabilizzato con l'ammissione dei creditori con i loro rispettivi importi vantati verso la Sviluppo Navicelli, il fronte dell'attivo non mostra numeri altrettanti certi. E, soprattutto, si tratta di importi legati ai valori di un mercato, quello immobiliare, che non promettono nulla di appetibile quando si ha in pancia mq da dover vendere. La stima della massa attiva con cui ripagare in parte i creditori non supera i 10 milioni di euro. Un valore da caduta libera rispetto ai 22-25 milioni che la proprietà, prima del fallimento, attribuiva ai terreni intorno al megastore Ikea, ciliegina e canto del cigno dell'operazione Navicelli. Una forbice ampia tra passività e attività con gli asset che arrivano a coprire appena il 25 per cento delle esposizioni. Tra i beni recuperati dalla procedura fallimentare c'è stato anche l'impianto fotovoltaico che la Spa aveva venduto alla Helios Parking Srl. Un passaggio a forte rischio di azione revocatoria perché avvenuto dopo l'istanza di fallimento presentata dall'impresa che aveva asfaltato il piazzale dove poi erano stati installati i pannelli per produrre energia solare. La Sviluppo Navicelli aveva di fatto ceduto il bene in parte ai suoi stessi soci costituiti nella Helios Parking Srl. Le sedi legali delle due società erano le stesse: piazza Carrara 10. L'azione revocatoria è stata evitata con quella che si chiama retrocessione del bene venduto che è tornato nella massa attiva della Spa fallita.

Le vendite. L'assestamento della formalizzazione dei creditori e la definizione degli importi dei beni (quasi tutti terreni) da mettere all'asta, fa marciare la procedura per una possibile vendita dei lotti intorno alla prossima primavera. Qualche imprenditore si è fatto avanti, bussando alla porta del curatore e a quella di Palazzo Gambacorti, per capire a livello urbanistico quale sia la potenzialità delle superfici che finiranno all'asta. La destinazione urbanistica è in gran parte votata alla cantieristica con metrature più ridotte per artigianale e commerciale. Ipotesi concordato. Un'ipotesi tecnicamente percorribile e che gli stessi soci della Sviluppo Navicelli Spa potrebbero prendere in considerazione è quella di chiedere al Tribunale un concordato liquidatorio. Gli effetti positivi sarebbero quelli di accelerare i tempi per soddisfare i creditori evitando il dissesto finanziario per gli imprenditori colpiti dal fallimento. Con la Darsena pisana di nuovo accreditata come area di sviluppo togliendola dalle pastoie delle aste immobiliari.

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