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Pisa

Pisa, l'avvocato: «Petroni è tranquillo non c’è bancarotta»

di Pietro Barghigiani
Fabio Petroni
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Fabio Petroni

Uno dei legali del patron della Terravision spiega perché ha chiesto l’assoluzione. In udienza anche una battuta sulle vicende societarie del Pisa

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PISA. «Fabio Petroni è assolutamente tranquillo. Soprattutto dopo aver sentito le nostre arringhe difensive». L’avvocato Cesare Placanica, che con il collega Massimo Krogh assiste il proprietario del Pisa nel processo per bancarotta in corso a Roma, non professa l’ottimismo che una sentenza potrebbe sconfessare nelle prossime settimane.

È, però, convinto il legale che i giudici del Tribunale siano stati messi nella condizione di capire le ragioni del loro cliente a giudizio per bancarotta fraudolenta per distrazione.

Le richieste della Procura. I due pm hanno chiesto venerdì pomeriggio una condanna a 8 anni e 4 mesi per il crac della Terravision Rome Airport Scarl. Alla guida della società l'imprenditore romano è rimasto fino al dicembre 2007, poi sostituito da Marianna Caserta, nominata amministratrice della società cooperativa fino alla dichiarazione di fallimento del primo febbraio 2013. Anche lei accusata dello stesso reato e per la quale i pm hanno chiesto 4 anni e 4 mesi. L’accusa è di aver provocato un crac da 25 milioni, di cui 2,5 distratti dal patrimonio attraverso false fatturazioni. Non solo. Per la Procura non sarebbero stati versati oneri previdenziali e assistenziali, di imposte e ritenute d'acconto per 9.121.470 euro.

«Nessuna bancarotta». «Abbiamo chiarito, nel chiedere l’assoluzione piena, che non può esserci stata bancarotta – prosegue l’avvocato Placanica –. La Terravision Rome Airport Scarl operava in un segmento minimo delle attività del sistema Terravision. Per alcuni capi di imputazione sono stati gli stessi pm a chiedere l’assoluzione. La “Tra Scarl” si occupava della vendita dei biglietti. E, particolare che abbiamo voluto sottolineare, dal luglio 2009 all’ottobre 2012 è stata gestita da un custode giudiziario. Secondo la Procura sarebbero stato distratti 2,5 milioni di euro contabilizzati con tanto di fatture ritenute false dall’accusa. In realtà erano solo operazioni infragruppo proprio per la natura della Terravision Rome Airport Scarl e della sua porzione di attività in seno alla filiera complessiva del gruppo di cui la società fallita era solo una minima componente».

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La battaglia di Petroni. Sulla possibilità di salvare la società, dal cui fallimento sono iniziati i suoi guai, Petroni da anni ha ingaggiato una battaglia contro una parte della magistratura della capitale.

Secondo il gruppo romano la “Tra Scarl” è fallita nel 2013 «unicamente per il debito maturato nei confronti dell'Erario, aumentato di 3,3 milioni di euro, durante la "vigilanza" del custode giudiziario David Franco, da meno di un milione di inizio 2009 (interamente garantito dal valore dell'azienda) ai 4,3 milioni del 2012. Il Tribunale fallimentare di Roma, su parere negativo dei pm Dovinola e Filippi, respinse la proposta di concordato preventivo che prevedeva, come riportato nella suddetta relazione giurata del dottoressa Trincia, un attivo da dividere tra i creditori, e quindi da destinare anche all'Erario, pari a 1.996.120 euro, di cui 1.583.363 garantiti da fidejussione offerti per l'acquisto dei crediti relativi alla Terravision Transport seri e Terravision Srl. Quindi i crediti si sarebbero rivelati esigibili al 75% del loro valore di bilancio». Insomma, per Petroni la società non era nelle condizioni di fallire. E a segnare quel destino a suo dire furono gli stessi pm che ora chiedono la sua condanna.

Il pensiero al Pisa. L’avvocato Placanica, a fine udienza, si è rivolto a Petroni per informarsi sul Pisa. «Gli ho fatto quasi una battuta – racconta il legale –. “Dottore, allora per il calcio ha sistemato tutto? Macché” mi ha risposto, sereno e tranquillo, nonostante tutto».

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