Il dolore
Assolto, ora chiede i danni allo Stato
Delitto di Capannoli: arrestato e detenuto per omicidio, ma fu legittima difesa. La Corte d’Appello valuterà la richiesta
PISA. Le manette e il carcere. L'accusa di omicidio da cui difendersi. L'eco della richiesta di condanna del pm che risuona nell'aula come un gong da ko: dieci anni di carcere. Quell'incubo è stato poi cancellato con le sentenze di assoluzione incassate in primo e secondo grado. Ora Franco Fagiolini, 62 anni, pensionato Enel, di Capannoli, chiede allo Stato un risarcimento per ingiusta detenzione. Si è fatto 75 giorni di carcere e almeno tre mesi ai domiciliari. È stato assolto perché il fatto non costituisce reato.
Sì, uccise il marito della nipote, ma fu legittima difesa. Le motivazioni dei verdetti lo hanno ribadito in ogni grado.
Assistito dall'avvocato Giulio Venturi, legale di Fagiolini anche durante i processi, il pensionato ha vinto il ricorso in Cassazione contro l'ordinanza della Corte d'Appello di Firenze che aveva respinto la sua «istanza di riparazione per l'ingiusta detenzione subita in custodia in carcere e agli arresti domiciliari». Un round aggiudicato che, però, non significa essere arrivati al traguardo. Adesso la Corte d'Appello dovrà fissare una nuova udienza per valutare la richiesta dell'ex dipendente Enel. Quei giorni trascorsi in carcere e ai domiciliari vanno risarciti considerate le assoluzioni passate in giudicato? È il tema su cui dovranno confrontarsi i giudici nell'esaminare la storia processuale di Fagiolini, protagonista di un caso giudiziario in cui la fatalità contribuì a far oscillare il pendolo del destino. Era la sera del 2 maggio 2008, a Fossa Murata di Capannoli, quando Fagiolini nel tentativo di difendersi dal marito della nipote, Echetoui Bouzekri, marocchino trentenne, sparò un colpo di pistola da manuale della sfortuna: il proiettile rimbalzò sul cruscotto dell'auto con cui il nordafricano lo aveva investito e venne centrato al petto. Morto all'istante. La prima pallottola Fagiolini la esplose a terra per intimidire il marocchino arrivato a casa sua con una carica di violenza da far spavento per riprendere la nipote con cui aveva litigato. Il passaggio successivo fu il carcere, poi i domiciliari. I verdetti di assoluzione lo hanno liberato dall'incubo di una nuova detenzione. Mesi sottratti alla propria vita e trascorsi in condizioni materiali e psicologiche di grande sofferenza che ora Fagiolini chiede allo Stato di tradurre in un risarcimento.
Pietro Barghigiani
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