Il dolore
Sfida la bestia-Sla e torna a godersi la brezza marina
Pisa: ex bibliotecario realizza un altro desiderio. Appello per il monumento a Lavorini
PISA. Tre mesi dopo la visita alla biblioteca della Scuola Normale Superiore, l'associazione “Team Deri Sla” ha realizzato un altro desiderio di Renato Nisticò, affetto da dieci anni da sclerosi laterale amiotrofica: andare al mare.
Un'ambulanza della Misericordia di Cascina ha portato l'ex bibliotecario sulla spiaggia di Marina di Vecchiano, al bagno “Mare e Dune”. Prima però Nisticò ha voluto fermarsi davanti al cippo dedicato alla memoria di Ermanno Lavorini, il bambino viareggino di dodici anni che nel 1969 fu assassinato in circostanze misteriose. Un fatto di cronaca che scosse non solo la comunità vecchianese ma anche l'Italia intera. Lavorini scomparve nel nulla il 31 gennaio di 47 anni fa, quando fu rapito da tre estremisti di destra con lo scopo di finanziare la loro associazione. Il suo corpo senza vita fu ritrovato dopo 37 giorni dal cane di un ex carabiniere in pensione nella pineta di Marina di Vecchiano, vicino a dove oggi si trova il monumento che lo ricorda. Un'opera in stato di abbandono e che negli anni è stata vandalizzata.
Nisticò, nato a Catanzaro 56 anni, fa, ricorda benissimo quel tragico episodio e in un post su Facebook spiega il senso della visita: «Sono qui per puro spirito di testimonianza, non certo per volontà di sfruttamento politico o per affollare di dilettanti la già nutrita schiera di tecnici. L'ultima volta che sono stato qui, in questo punto di sabbia e di brughiera, con l'elicriso che la vince su ogni altro profumo, compreso il salmastro, sono rimasto scandalizzato per lo stato di abbandono dell'ambiente e di questo luogo in particolare. Il monumento agreste dedicato a Lavorini, fatto di solo legno, giaceva divelto dal terreno e spezzato in due parti. L'immagine stessa dello squallore». Oggi il cippo è costituto da una stele in pietra con sopra una specie di edicola di legno che raffigura il profilo di Lavorini. L'opera non sembra stabile e pende da un lato. Intorno, sabbia e arbusti. «Avevo solo nove anni quando appresi dai telegiornali del rapimento di Ermanno, mio coetaneo toscano - dice ancora Nisticò, che infine, lancia un appello -. Non so chi abbia eretto questo nuovo cippo. Chiunque sia ha fatto un’opera meritoria. Ma non basta. A mio avviso, il sito conserva traccia dell'originale squallore. Bisognerebbe ripulire la zona. Non guasterebbe renderla visibile con un cartello sulla via Aurelia, una targa che ricordi brevemente l'accaduto».
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Il ritorno sulle dune vecchianesi deve essere stato colmo di ricordi ed emozioni per Nisticò; lui che, prima che la Sla imprigionasse nel suo corpo il suo spirito di studioso e colto scrittore, amava passeggiare sulla spiaggia. «Era un amante del mare e di questi luoghi», commenta suo fratello Raffaele, presente all'evento insieme all'infermiera e al badante di Nisticò e all'allegra compagnia dell'associazione Dieri guidata da Stefania Mazzucchi. Presenti anche alcuni amici di vecchia data e Paolo Malacarne, primario del reparto di rianimazione di Cisanello e membro dell'associazione fondata da Mazzucchi dopo la morte del marito Daniele, affetto anch'egli dalla Sla.
Il Team Deri sta raccogliendo fondi per acquistare un'ambulanza attrezzata (per donazioni il conto Cassa di Risparmio di Pisa e Fornacette intestato al “Team Deri-associazione culturale, Iban IT65O0856270950000011377264). I volontari hanno fatto toccare a Nisticò l'acqua del mare e la sabbia, grazie all'ausilio di due secchielli. Dopodiché hanno posizionato la sua barella verso le Alpi Apuane e il mare. Infine, la richiesta di Nisticò di rimanere in silenzio, da solo: sinistra la costa pisana, in lontananza l'isola Gorgona; poco più in là una barca a vela. Il silenzio è interrotto solo da un leggero venticello. Per un attimo, il rumore delle macchine che permettono a Nisticò di respirare è in secondo piano e nella sua mente affiorano versi aulici. Con un rapido movimento degli occhi - l'unica parte del corpo che riesce a muovere - indica alla sua infermiera le lettere dell'alfabeto scritte su un foglio e costruisce, in francese, un verso di una poesia di Charles Baudelaire, “L'uomo e il mare”: «Uomo libero, tu sempre amerai il mare».
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