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Pisa

Ivan, il badante resta in carcere

Ivan, il badante resta in carcere

Respinta la richiesta di domiciliari della difesa. In silenzio dal giudice il polacco accusato di omicidio

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PISA. Resta in carcere con l’accusa di omicidio volontario, Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, ex militare polacco, arrestato domenica pomeriggio dalla polizia per la morte di Ivan Tikhomirov, 27 anni, russo, caduto dal balcone del quarto piano di un condominio in via Matteucci.

Il gip Giulio Cesare Cipolletta ha accolto la richiesta del sostituto procuratore, Aldo Mantovani respingendo l’istanza dei domiciliari avanzata dal difensore del polacco, l’avvocato Roberto Bottai.

Warda ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere nell’udienza di convalida dell’arresto avvenuto poche ore dopo l’allarme lanciato per la presenza di un cadavere nel vialetto condominiale. Il badante era fuori dall’appartamento e, stando a quanto riferito dalla polizia, all’inizio si è mostrato stupito del capannello di gente che si era formato intorno al corpo senza vita del giovane russo. «Sono andato a prendere le sigarette, cosa è successo?» chiedeva ai presenti. Una versione che per gli investigatori della squadra mobile, diretti da Rita Sverdigliozzi, è in totale contrasto con quanto raccolto nel corso del sopralluogo. L’altro badante, ucraino, presente nell’appartamento durante la lite tra Warda e Ivan ha confermato i ripetuti diverbi tra i due, ma al momento della caduta del russo dal balcone ha fatto mettere a verbale che lui non ha visto la scena perché era volta di spalle. Non ci sono, quindi, testimoni oculari che hanno assistito al volo del 27enne il cui impatto al suolo di schiena sarebbe stato fatale. I risultati dell’autopsia - medico legale, Chiara Toni - saranno consegnati, salvo proroghe, entro la fine di ottobre. Da una prima evidenza sarebbe emerso che le lesioni letali sono state quelle provocate dall’urto dopo un volo di almeno dodici metri. Ci sono, e anche visibili sul corpo di Ivan, i segni dei colpi sferrati da Warda, un gigante di un metro e novanta, muscoli e cattiveria, esperto di arti marziali.

L’esame tossicologico chiarirà anche se il 27enne avesse bevuto e in che misura. E non è detto che abbia pranzato con il badante, l’ucraino e la connazionale poi andata via prima dell’episodio concluso con un morto e un arrestato. A casa sua alle Piagge la tavola è stata trovata apparecchiata e con resti di cibo come se fosse andato via di corsa per una chiamata urgente. Di sicuro era nell’appartamento del disabile 50enne assistito da circa un anno e mezzo dal polacco, un tipo irascibile con precedenti per maltrattamenti e lesioni. E proprio il disabile ha fornito alla polizia il contesto che per la Procura è la scena del delitto. Tanto alcol in circolo e Warda che litiga con Ivan. Impaurito, il 50enne si chiude nella sua camera. Un gesto ricorrente quando il badante, di sera, rientra con estranei conosciuti in strada e trasforma l’appartamento in un set a luci rosse.

È prematuro mettere a fuoco una strategia difensiva per il badante. Spostare l’asse dell’accusa sull’omicidio preterintenzionale e andare a giudizio con un rito abbreviato potrebbero essere i due obiettivi a cui mirare una volta valutato l’esito dell’autopsia.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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