Il Tirreno

Pisa

Circolo incendiato per rappresaglia

Quattro sotto processo: vendetta ai danni del gestore schierato contro il giro di spaccio avviato nei locali

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PISA. Un incendio per rappresaglia. Per punire il gestore del circolo al Cep che non voleva smerci droga nei suoi locali.

È la tesi sostenuta dalla Procura che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di quattro giovani, dai 22 ai 28 anni, accusati di incendio doloso. È stato il gup Elsa Iadaresta a disporre il processo accogliendo la richiesta del pm, Giancarlo Dominijanni.

Quella devastazione, avvenuta nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2013, secondo la Procura venne decisa dagli imputati come ritorsione nei confronti del gestore del circolo “colpevole” di opporsi allo spaccio nelle stanze del ritrovo di quartiere. Nell’udienza di ieri il titolare dell’attività non si è, comunque, costituito parte civile.

Difesi dagli avvocati Fabrizio Bianchi, Andrea Di Giuliomaria e Chiara Bonaguidi, i quattro, residente a Pisa, compariranno in Tribunale il 15 dicembre davanti al giudice monocratico Eugenia Mirani.

Tra residenti e frequentatori del posto, tutti bazzicavano il circolo Arci. All’epoca la polizia denunciò sei persone - per due è in corso uno stralcio per fatti di droga - accusate di essere coinvolte nell’incendio. Erano volti conosciuti dal responsabile che aveva più volte chiarito al gruppetto che lui quel giro losco, e sempre più scoperto, non lo tollerava. Dopo mesi di indagini, gli investigatori della Digos erano arrivati alla conclusione che la vendetta contro il gestore del circolo portava la loro firma. Nel mettere in fila le azioni degli imputati, la polizia aveva riscontrato anche un'attività di spaccio che in media era in grado di far circolare almeno un chilo di hashish alla settimana. Un grammo veniva venduto a 5 euro e in un mese il giro poteva fruttare sui 20mila euro.

Lo smercio, stando alla Digos avveniva al Cep, nei dintorni del circolo e anche in alcune scuole superiori. Nel gennaio 2013 il circolo subì un atto vandalico, ma nessuno presentò denuncia. Per la questura l'intimidazione era l'antipasto di quello che poi si verificò a settembre con l'incendio capace di mettere ko l'attività del circolo. Esclusa la matrice politica, le indagini si indirizzarono senza indugio nell'ambito della droga. Il gestore non voleva che quei giovani spacciassero nel circolo e glielo aveva detto in modo netto.

Secondo la Procura, la risposta fu l'incendio appiccato di notte. Con i giovani, ora imputati, che il giorno dopo postarono la loro foto sui profili Facebook in posa con le dita a "V" in segno di vittoria all'ingresso del circolo colpito dal fuoco.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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