Il Tirreno

Pisa

Ivan, la madre e il badante faccia a faccia in silenzio

Ivan, la madre e il badante faccia a faccia in silenzio

Si sono incontrati davanti al pm la mamma della vittima e il polacco arrestato con l’accusa di avergli ucciso il figlio lanciandolo dal balcone di un palazzo

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PISA. Lei seduta davanti al magistrato. Lui, un passo indietro, in piedi con gli agenti della polizia penitenziaria a fare da angeli custodi. Hanno condiviso la stessa stanza per alcuni minuti - il tempo di affidare l’incarico al medico legale - la mamma di Ivan Tikhomirov, il russo di 27 anni trovato morto dopo un volo dal quarto piano e l’uomo accusato di averlo ucciso, Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, polacco.

È successo ieri mattina nella stanza del sostituto procuratore Aldo Mantovani in occasione dell’affidamento dell’incarico al medico legale Chiara Toni che nel pomeriggio ha concluso l’autopsia. Warda, accompagnato dal suo legale, Roberto Bottai, non ha aperto bocca. A un metro da lui Daria Maltseva con l’avvocato che l’assiste, Stefano Del Corso.

La mamma di Ivan era già nel corridoio della Procura, davanti all’ufficio del pm, quando gli agenti della penitenziaria sono arrivati con il detenuto, il badante arrestato domenica pomeriggio con l’accusa di omicidio volontario. Lo ha visto per un attimo mentre camminava tra gli agenti con le manette ai polsi. Poi ha rivolto lo sguardo altrove, evitando di incrociare gli occhi di chi è al Don Bosco con il sospetto schiacciante di avergli ammazzato il figlio. Per tutto il tempo del disbrigo dell’incarico, Daria e Warda si sono ignorati. Due vite che si sono incrociate senza conoscersi con il risultato di restare travolte da una tragedia in cui per ora è chiaro chi è la vittima. Per la polizia è evidente anche chi è il carnefice, ma il percorso per affermarlo al di là di ogni ragionevole dubbio è stato appena imboccato. Il primo a uscire è stato Warda. Scortato dagli agenti è tornato nella cella che occupa da domenica. La mamma del 27enne ucciso (lunedì l’addio laico al Dopolavoro ferroviario di Pisa), accompagnata dal suo avvocato, ha atteso qualche istante prima di allontanarsi. Voleva schivare gli occhi di chi, per l’accusa, le ha tolto un figlio. «Non mi sento di parlare, non mi faccia dire niente» risponde al cronista che le si avvicina prima di tornare nella sua casa alle Piagge. Stamani, intanto, alle 9,30 in carcere è in programma l’udienza di convalida per l’arresto del badante polacco davanti al gip, Giulio Cesare Cipolletta. Il pm ha chiesto la conferma della custodia in carcere. La ricostruzione della squadra mobile, diretta da Rita Sverdigliozzi, per la Procura è più che sufficiente per circoscrivere al solo badante la responsabilità dell’omicidio. L’esito dell’autopsia (il medico si è preso 30 giorni) potrà chiarire se i colpi ricevuti da Ivan (molto conosciuto a Pecciolo come la madre) per mano di Warda possano ritenersi letali o se il decesso - ipotesi più probabile - è stato provocato dall’impatto con il suolo dopo un volo di12 metri dal balcone del condominio di via Matteucci. La parte offesa ha incaricato come medico legale il dottor Francesco Bresci. L’ucraino presente al momento del litigio e la connazionale, poi uscita dall’appartamento prima della caduta, hanno riferito di una situazione ad alto tasso alcolico con battibecchi tra il badante polacco e il 27enne russo. I motivi? Soldi o donne. Il disabile 50enne che il polacco assisteva, salvo poi usare l’appartamento come un’alcova notturna con ospiti reclutati in strada, ha ribadito il clima pesante con tratti di aperta violenza aumentati dopo il pranzo e drink. E per questo si era chiuso in camera da letto. Prima del volo mortale.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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