Sicurezza
In bici sulle stesse strade percorse da nonno 73 anni fa
L’ex pilota militare Sebastiano Botta se le fece a piedi dopo l’armistizio con gli Alleati oggi il pisano Davide e il cugino Thomas hanno compiuto nuovamente l’intero tragitto
PISA. Settantatré anni fa l'Italia firmava l'armistizio con gli Alleati. Cessarono le ostilità contro Stati Uniti e Gran Bretagna, ma la guerra era tutt'altro che finita. L'annuncio della resa lasciò il paese nel caos, nella morsa dell'occupazione nazista. Tra i militari dell'esercito italiano la mancanza di ordini precisi scatenò una certa confusione: molti decisero di tornare a casa, come il siciliano Sebastiano Botta, ex pilota militare di aereo idrovolante Cant Z-501. Settantatré anni dopo, i suoi nipoti, il pisano Davide De Prisco e Thomas Biondi, hanno deciso di ripercorrere quello stesso tragitto, direzione Paternò. «Nostro nonno era in servizio nell’aeronautica militare durante la seconda guerra mondiale. Il caos post-armistizio lo spinse a raggiungere la sua famiglia in Sicilia - raccontano De Prisco e Biondi -. Prese un traghetto da Spalato per Giulianova e poi percorse un lungo tratto a piedi insieme ad alcuni amici. Giunto in Calabria, ottenne un passaggio da un camionista».
Dopo la morte del nonno, i cugini De Prisco e Biondi hanno trovato il suo vecchio atlante e alcuni documenti risalenti alla guerra. In alcune carte Botta aveva tracciato a penna il percorso verso casa. «L'idea è nata così, quasi per caso. Su dei fogli nostro nonno aveva evidenziato esattamente i paesi che aveva attraversato - dice De Prisco -. E noi abbiamo deciso di ripercorrerlo in bici».
Un salto indietro nel tempo, un modo per immedesimarsi nel pilota di guerra in servizio sui Balcani che, appena ventiduenne, si sentì spaesato dall'annuncio dato alla radio dal generale Badoglio la sera dell'8 settembre 1943. Una storia che è stata raccontata da Botta e che è rimasta impressa nelle menti dei nipoti. «Una vicenda piena di aneddoti legati alle famiglie che li hanno ospitati, agli aiuti ricevuti dai contadini- aggiungono i cugini -. Il suo lavoro gli permetteva di vivere bene. Dopo l'armistizio passò letteralmente dalle stelle alle stalle».
Il percorso del nonno verso casa non fu senza ostacoli. La paura di essere riconosciuti, arrestati o uccisi, la fatica e la fame, portò Botta e i suoi compagni a viaggiare spesso di notte. Arrivati in Calabria ebbero un grave incidente a bordo di un camion. «Temettero il peggio. L'impatto fu molto forte e pensarono che nostro nonno sarebbe rimasto paralizzato - dice ancora De Prisco -. Dopo poco tempo, invece, si riprese e ripartì. Visse a lungo in Sicilia, per poi trasferirsi a Cesena dove è nato mio cugino Thomas. Io vivo da anni in Toscana e faccio l'architetto».
I due ragazzi hanno effettuato nei giorni scorsi la prima parte di questo tragitto. Sono partiti sabato 27 agosto da Pescara e hanno attraversato l'Abruzzo e il Molise, fino ad arrivare a Isernia per poi deviare verso la città di Vasto, dove venerdì 2 settembre hanno preso il treno per tornare a casa. Per questioni di tempo, l'itinerario è stato suddiviso in più parti. «Sono state sei tappe molto dure - raccontano i cugini - abbiamo percorso 430 chilometri in bici, con un dislivello totale di 14.000 metri (7.000 in salita e 7.000 in discesa). Mentre pedalavamo abbiamo immaginato le difficoltà incontrate da chi, in condizioni molto peggiori, aveva effettuato quel percorso a piedi oltre 70 anni prima».
L'appuntamento è al prossimo anno per la seconda parte dell'itinerario. De Prisco e Biondi non sono nuovi a iniziative di questo tipo: nel 2013 effettuarono sempre in bicicletta la traversata dal mar Tirreno (partendo da Marina di Pisa) al mare Adriatico, arrivando a Cesenatico in tre giorni, percorrendo 270 chilometri.
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