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Pisa

la professoressa biancheri

«Il Fertility Day fatto così colpevolizza le donne»

«Il Fertility Day fatto così colpevolizza le donne»

PISA. «Sono contro la campagna del ministro della Salute Lorenzin per il Fertily Day per come è stata fatta. Senza che sia collegata a politiche di welfare e del lavoro lancia falsi messaggi che...

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PISA. «Sono contro la campagna del ministro della Salute Lorenzin per il Fertily Day per come è stata fatta. Senza che sia collegata a politiche di welfare e del lavoro lancia falsi messaggi che colpevolizzano le donne più che sostenerle nella scelta di fare figli. Il problema non è che le donne non vogliono fare figli, ma che non ci sono le condizioni per farli».

A parlare è la professoressa Rita Biancheri del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Insegna Sociologia della famiglia e dell'educazione e coordina il progetto europeo “Trigger” (Transforming Institutions by Gendering contents and Gaining Equality in Research) che indaga sulle cause che ostacolano le carriere femminili nell’università. «Non capisco come si possa fare quel tipo di campagna – dichiara la professoressa – in uno scenario in cui le ricerche sono per lo più concordi nel sottolineare che in Italia la bassa natalità è collegata alla bassa occupazione femminile. Non c’è infatti una connessione negativa tra il lavoro femminile e i bassi tassi di fecondità, ma è il contrario. Se le donne lavorano fanno anche figli. Rispetto a Francia e Svezia, i Paesi mediterranei hanno bassi tassi di fecondità a causa delle scarse risorse per il welfare nei confronti della famiglia, della ridotta defiscalizzazione del costo dei figli e soprattutto a causa di un modello tradizionale di divisione del lavoro domestico e di cura all’interno della famiglia. I servizi non sostengono la genitorialità che ricade così sulle spalle delle donne, anche se lavorano. Come accade in Spagna, nelle famiglie italiane le donne hanno un carico maggiore di ore lavorative. Secondo l’Istat una donna lavora 4 ore in più rispetto all’uomo: 5 ore e 20 minuti contro un’ora e 20 minuti. Inoltre la scelta di fare figli è sempre più consapevole e i giovani non trovano lavoro per cui rimandano la scelta. Fare quel tipo di campagna per il Fertily Day quando si conoscono bene i motivi è controproducente. Si sa che l’orologio biologico della donna ha una scadenza, ma se non si cambia modello culturale e non si sostiene la genitorialità con i servizi è chiaro che non ha senso. Una campagna deve essere declinata nel contesto sociale».

Daniela Salvestroni

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