Italia
Teseco, a rischio 170 posti di lavoro
Ipotesi chiusura: aperta la mobilità per l’intero organico
PISA. Centinaia di possibili licenziamenti e un'ipotesi di chiusura che se concretizzata assesterà l'ennesima pugnalata al cuore dell'industria pisana.
La Teseco ha aperto una procedura di mobilità per l'intera forza lavoro impiegata. Circa 170 dipendenti, di cui 150 - tra amministrativi e operai specializzati - impiegati nello stabilimento pisano di Ospedaletto (e il restante tra le sedi di Trieste, Torino e Messina) che, dopo un periodo di solidarietà e dopo aver terminato il percorso di cassa integrazione straordinaria (in scadenza ad ottobre), rischiano di andare incontro ad un licenziamento che ha il sapore della beffa. Dopo aver intravisto uno spiraglio di uscita dalla crisi che ha travolto l'azienda leader in Italia nel trattamento dei rifiuti speciali e nel settore delle bonifiche dei siti contaminati con il tentativo di vendita, i dipendenti vedono adesso offuscarsi la strada che avrebbe dovuto condurre lo stabilimento di Ospedaletto verso una soluzione positiva. Nella lettera inviata ai rappresentanti dei lavoratori, l'azienda annuncia l'apertura di una procedura di mobilità per tutti i dipendenti e in particolare per quelli impiegati nel sito industriale di via Ragghianti motivandola con «la cessazione dell'attività».
L'estrema decisione anticipa di qualche decina di giorni la terza asta competitiva per la vendita di quello che rappresenta un tassello importantissimo per l'economia del territorio, indetta dopo il fallimento delle prime due. Dalle bonifiche alla Fiat di Torino a quelle all'Ilva di Taranto. Dalle collaborazioni con Eni, Enel, Rai e tutte le più grandi società italiane fino al trattamento dei terreni contaminati. Una montagna che si è sgretolata nel giro di pochi anni.
Azienda all'avanguardia a livello nazionale e non solo, la Teseco è finita nel vortice della crisi che, tra il 2010 e il 2015, ha praticamente dimezzato i fatturati, per poi approdare sul mercato nel tentativo di salvaguardare i lavoratori e una storia industriale iniziata oltre trent'anni fa.
Vani, finora, i tentativi di vendere i due rami d'azienda: il "Business Unit Impianti", dedicato al trattamento dei rifiuti mediante la piattaforma polifunzionale di Pisa, oggi considerata uno dei più importanti impianti a livello nazionale per dimensione e articolazione dei processi, il cui valore, partito da una base di 18.106.000 euro, è sceso a 14.484.800 euro; e il "Business Unit Bonifiche" (tramite il quale la Teseco è attiva su numerosi siti nazionali inquinati da attività di natura petrolifera, chimica, manifatturiera o portuale) dal valore di 1.090.000 euro. «Negli ultimi mesi c'è stata un'accelerazione negativa negli sviluppi della vicenda e la situazione sta ormai precipitando - sottolinea Michele Orsi, segretario della Fp-Cgil di Pisa -. Occorre mettere in campo tutte le iniziative possibili per salvaguardare il lavoro e i lavoratori».
Tra qualche giorno i sindacati e i rappresentanti dell'azienda dovrebbero incontrarsi per chiarire i motivi e le varie fasi della procedura con i primi che, appellandosi anche alle istituzioni, cercheranno di mettere in campo tutti i possibili strumenti per salvaguardare i livelli occupazionali.
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