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Pisa

Ivan, ucraino e amica in questura

Ivan, ucraino e amica in questura

Nuovo interrogatorio per ricostruire le fasi precedenti la caduta. Domani dal giudice il badante arrestato

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PISA. Era presente al momento del litigio e anche quando Ivan è volato dal balcone, ma non ha evitato - per volontà o incapacità - il gesto che ha provocato la morte del 27enne russo finito al suolo dopo una caduta dal quarto piano.

Gli investigatori della squadra mobile hanno sentito di nuovo il badante ucraino 40enne, residente nell’hinterland pisano e la sua connazionale, andava via prima della lite conclusa in tragedia. Hanno voluto ripercorre con i due stranieri la sequenza che dalla mattina al primo pomeriggio ha scandito la loro presenza nell’appartamento condominiale di via Matteucci. Con i due ucraini c’erano la vittima, Ivan Tikhomirov e il badante del padrone di casa, Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, arrestato dalla polizia con l’accusa di omicidio volontario per aver spinto dal balcone il russo. Domani alle 9,30 è in programma l’udienza di convalida davanti al gip, Giulio Cesare Cipolletta. Warda, difeso dall’avvocato Roberto Bottai fin dal primo momento ha sempre ripetuto che lui non era in casa quando Ivan è caduto dal balcone. Non ha, però, spiegato per quale motivo tre estranei (il russo e i due ucraini) fossero nell’appartamento del disabile 50enne italiano assistito dal polacco da circa un anno e mezzo.

L’udienza di convalida servirà anche a chiarire questo aspetto per ora taciuto da Warda, ex militare dell’esercito polacco, esperto di arti marziali e con precedenti per lesioni e maltrattamenti. Stamani è in programma, invece, l’autopsia su corpo di Ivan che sarà eseguita dalla dottoressa Chiara Toni. Il quesito a cui dare risposta riguarda la causa del decesso del 27enne, molto conosciuto come la mamma a Peccioli dove aveva vissuto per anni prima di trasferirsi alle Piagge. Le lesioni provocate dai pugni di Warda sono state letali già durante il litigio nell’appartamento con il polacco che poi si è liberato del corpo del rivale gettandolo dal terrazzo? O il russo era ancora vivo, nonostante i colpi ricevuti, quando è stato spinto dal balcone atterrando di schiena sul vialetto condominiale?

Il contesto in cui è maturato il delitto è stato messo a fuoco dalla polizia sentendo i due ucraini e l’assistito che per paura si era chiuso in camera. Lo faceva sempre quando Warda, di notte, portava in casa gente avvicinata in strada e dava il via a festini dove alcol e sesso erano carburante e obiettivo degli incontri. Quando domenica pomeriggio gli agenti sono arrivati in via Matteucci al civico 65, il polacco era nella pertinenza condominiale. Aveva bevuto e si informava con i primi arrivati su cosa fosse successo. «Sono uscito a prendere le sigarette» diceva prima di chiedere cosa era accaduto a due passi dal corpo di Ivan. Una versione che non ha convinto gli investigatori che lo hanno arrestato portandolo in questura per un primo interrogatorio con il sostituto procuratore, Aldo Mantovani alla presenza del suo legale. Domani avrà l’opportunità di dire cosa è successo sul quel balcone prima che un giovane di 27enne finisse di sotto.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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