Il Tirreno

Pisa

«Il controllo del canale resti in mani pisane»

di Francesco Loi
«Il controllo del canale resti in mani pisane»

Regione: a Livorno le porte vinciane. E Rossi diffida il Comune

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PISA. Una diffida formale a firma del governatore Enrico Rossi, tra un po’ una risposta da parte pisana che potrebbe anche passare per vie legali e non solo politiche. Il controllo delle porte vinciane - accesso al mare dei Navicelli attraverso lo Scolmatore e poi il porto di Livorno - “sottratto” dalla Regione al controllo pisano (della Navicelli Spa) e affidato ai livornesi (l’autorità portuale) scatena la polemica. In rivolta nei confronti del presidente della Regione tutte le aziende che hanno sede tra il canale dei Navicelli e la Darsena Pisana.

Le imprese nautiche avevano già inviato a Rossi una lettera/appello nella quale gli chiedevano di fare un passo indietro. La replica di Rossi è arrivata attraverso una diffida in cui si intima di «consegnare alla Regione i beni, la documentazione ed i contratti per la gestione del servizio relativo alle opera di disconnessione nel tratto del canale dei Navicelli compreso tra lo Scolmatore d’Arno e la Darsena Toscana», ovvero anzitutto le porte vinciane.

La diffida è stata recapitata al Comune di Pisa e alla Navicelli Spa, partecipata (anche) di Palazzo Gambacorti. Nell’atto Rossi ricorda che con legge regionale del 29 febbraio scorso sono state modificate le funzioni riguardanti il canale dei Navicelli. In pratica, al Comune di Pisa sono attribuite quelle relative al tratto di canale che corre nel proprio territorio. Invece, per il tratto livornese, le funzioni se le riprende la Regione in collaborazione con l’autorità portuale; in questo capitolo rientrano anche le famose porte vinciane. Peraltro la Regione ricorda che i contratti per la gestione sono scaduti il 27 giugno scorso, dunque segnala un ritardo e prefigura possibili azioni di autotutela e giudiziarie.

Non ci stanno le aziende nautiche pisane che, ripresa carta e penna, replicano a Rossi «con molto rammarico». Ricordano al governatore di essere «imprenditori che hanno sempre creduto nell’area dei Navicelli», dove si sono trasferiti da «Viareggio, Livorno, Bergamo, Savona e altre parti d’Italia», dando lavoro «ad oltre mille operai, impiegati, dirigenti» per un volume d’affari di 200 milioni di euro l’anno. «In risposta a tutti questi sforzi - scrivono - viene inviata alla città di Pisa una diffida per consegnare le porte vinciane al porto di Livorno. Chiediamo inoltre: ma i ponti che stanno sopra, anche quelli verranno gestiti dal porto di Livorno o no?».

Gli imprenditori dei Navicelli parlano di «decisione unilaterale», in contrasto con le normative, e criticano che di «una infrastruttura unica» venga «fatto uno spezzatino» a livello di gestione. «Il controllo delle porte vinciane da parte della Navicelli Spa - aggiungono le aziende - evita strumentali impedimenti alla continua navigabilità del canale che penalizzerebbero pesantemente la capacità produttiva degli insediamenti dell’area», facendo capire di temere vantaggi per altri soggetti confinanti.

Le aziende nautiche pisane chiedono quindi che il controllo delle porte vinciane resti alla Navicelli «almeno fino a quando il canale non potrà contare su un proprio autonomo accesso al mare dato dalla foce armata», con lo scavo dello Scolmatore (di cui scriviamo a fianco). E si dicono anche pronti «ad azioni dimostrative grandi e clamorose». La lettera a Rossi è firmata da Seven Stars Marina, Consorzio Darsena Pisana, Navicelli Yachtservice, Pisasuperyachts, Cantieri di Pisa, Mec-Carpensalda, Codecasa, Compagnia Interportuale, Fgt Logistic, Consorzio I Navicelli, Comitato di Porto, Terranova Yachts, Società Navale Pisa, Nautica Lupi, Elements Work, Rossi Navi. E anche a Palazzo Gambacorti sono stati allertati i legali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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