Il Tirreno

Pisa

IL COMMENTO

Quando i Ringhio-boys diventano la parte più bella del pallone

di DAVID BIUZZI
Quando i Ringhio-boys diventano la parte più bella del pallone

Tra agguati, scontri e caos societario, non bisogna far passare sotto traccia la bella prestazione dei nerazzurri

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Prendiamo in prestito una frase attribuita ad Alfred Hitchcock, maestro del grande schermo: il cinema, diceva il regista, è la parte bella della vita. Esattamente, ci permettiamo di aggiungere, come il Pisa è la cosa bella di un pomeriggio di ordinaria follia.

Vissuto fra agguati ultrà, scontri, arresti, il solito tormentone societario. Tutto il peggio di quello che può offrire il pallone, insomma. In mezzo, però, ci si sono messi loro, i nerazzurri, che si sono regalati e hanno regalato un’altra impresa. Battendo il Brescia ma non solo. Già, perché il Pisa non è una squadra come le altre, non potrebbe esserlo neanche volendo. È un vascello che naviga in acque agitate da mesi e mesi. Che non vede chiarezza all’orizzonte, che ha praticamente saltato di netto un mese di allenamento e preparazione. Ci sarebbero tutti i presupposti per mollare, insomma. Per gettare il cappello per aria, per mandare tutti al diavolo e pensare ad altro.

E invece no. Il Pisa, questo Pisa, è maledettamente e magnificamente squadra. Certo, i puristi del pallone non saranno d’accordo. Chi ama il calcio di Guardiola storcerà la bocca. Ma non è, quello, l’unico modo per interpretare questo meraviglioso sport. C’è anche chi forse ha meno armi a disposizione, ma sa comunque usarle bene. Andando anche al di là di una condizione fisica per forza di cose non ottimale (altrimenti le ripartenze nel finale avrebbero fatto ancora più male al Brescia), dei limiti oggettivi, dei problemi. Al di là di tutto, insomma.

Inutile ricordare che il simbolo di questo gruppo è sempre lui, Gattuso. Ma vale la pena aggiungere, semmai, che sbaglia chi pensa a Ringhio solo e soltanto come il capo del clan. La verità è che anche lui, il tecnico, è cresciuto tanto. Tantissimo se si prende come riferimento l’allora esordiente tecnico che iniziò la sua avventura al Palermo.

Le doti caratteriali erano quelle di oggi, certo, ma dal punto di vista tattico non c’è paragone. E basta leggere con attenzione fra le righe della partita col Brescia. Perché non era iniziata bene, tutt’altro, ma dopo una manciata di minuti complicati è stato proprio Gattuso a cambiare la storia del match: ha trasformato il 4-3-3 in una sorta di 4-3-1-2 sporco, spedendo uno degli esterni a turno (ma soprattutto Mannini) a sporcare le giocate di Pinzi e, soprattutto, arretrando Di Tacchio a contenere il fantasista avversario. Scacco matto. Perché da quel momento la formazione di Brocchi ci ha capito poco o niente. E una volta messo al sicuro la propria area il Pisa ha potuto provarci fino a trovare la giocata giusto, il numero di Eusepi.

Questo bel Pisa, insomma, è tanto cuore ma ha anche la testa. Quella dei suoi interpreti ma anche quella del suo condottiero. Sarà vero, insomma, che è meglio un morto in casa che un pisano all’uscio, ma anche trovarselo sul campo, come avversario, oggi è davvero molto complicato.

Il vero problema, semmai, è che questa macchina che funziona meriterebbe un altro contesto. Ad esempio quello dei tifosi che sono riusciti a entrare al Castellani, perché il loro entusiasmo è almeno pari a quello della squadra. Ma non quello di chi allo stadio non c’è mai arrivato, perché ha teso un agguato ai pullman dei bresciani e, fallito l’obiettivo, se l’è presa con le forze dell’ordine. Proprio non c’era bisogno di altri nemici, di altri guai (lo “sfratto” da Empoli, l’ira di Abodi e non solo...). Perché quelli societari, di problemi. restano con tutta la loro gravità. E, francamente, erano già più di quanto sia lecito sopportare. Anzi, se possibile sono anche più pesanti, più intricati. Ora la sensazione, infatti, è quella di essere al tutti contro tutti: Petroni-Dana-Lucchesi. Un caos poco calmo da cui, oggi, uscire sembra difficile. Molto difficile.

Ma non impossibile. Perché la lezione della squadra, in fondo, è proprio questa: con il cuore e la testa si possono superare gli ostacoli. Anche quelli più alti.

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