Il dolore
Moschea, senza referendum respinto anche il ricorso
Sentenza di «non luogo a provvedere» per il venir meno della materia del contendere La decisione del Comitato dei garanti ha fatto superare il pronunciamento del giudice
PISA. Da un punto di vista tecnico, i NoMoschea possono alzare le braccia al cielo in segno di vittoria. Dal punto di vista formale ad esultare è invece la Comunità islamica. Il Tribunale civile di Pisa ha rigettato la richiesta di provvedimento d'urgenza del ricorso presentato lo scorso agosto dall'associazione culturale islamica pisana per chiedere di dichiarare inammissibile o inefficace il parere di ammissibilità del quesito referendario proposto dal Comitato NoMoschea - che da due anni si batte per cercare di impedire la costruzione del luogo di culto islamico - emesso a marzo dal Comitato dei garanti del Comune.
Il giudice del Tribunale Leonardo Magnesa, non entrando nel merito del ricorso, ha emesso una sentenza di non luogo a provvedere, rigettando la richiesta della comunità islamica in quanto è venuta meno anche la materia del contendere. La questione dell'ammissibilità del referendum è divenuta irrilevante dopo la decisione del Comitato dei Garanti che ha dichiarato inammissibile la richiesta referendario in quanto la maggior parte delle firme raccolte dal Comitato NoMoschea per chiedere l'indizione della consultazione popolare sono state raccolte irregolarmente. «Il ricorso d'urgenza è stato rigettato in rito per assenza di un presupposto processuale, cioè per assenza di una condizione di procedibilità. Ciò significa che l'iniziativa processuale promossa dalla Comunità Islamica si è esaurita ed è stata rigettata», spiega David Billetta, legale del Comitato NoMoschea, che si è costituito in giudizio come "terzo". «Essendo venuta meno l'urgenza del ricorso dopo la pronuncia del Comitato dei garanti - sottolinea invece Jacopo Pacini, avvocato della Comunità islamica pisana - è cessata la materia del contendere». Una decisione obbligata del giudice che se da una parte fa esultare l'ampia platea di cittadini e partiti di centrodestra che si battono per impedire la costruzione della moschea nel quartiere di Porta a Lucca per il rigetto dei ricorso, dall'altra fa tirare un sospiro di sollievo ai cittadini di fede islamica. Venendo meno la materia del contendere (l'ammissibilità del referendum) viene meno anche la richiesta di indizione della consultazione. Non accennano a placarsi intanto le polemiche scoppiate a seguito «dell'inammissibilità della richiesta referendaria» dichiarata mercoledì scorso dal Comitato dei garanti. L'organo nominato lo scorso gennaio dal Comune per valutare l'ammissibilità del quesito referendario ha infatti dichiarato nulle la maggior parte delle 2.530 firme raccolte dal Comitato NoMoschea (a fronte delle 1.794, il 2,5 % del corpo elettorale che ammonta a 71.760 elettore, necessarie per chiedere l'indizione di un referendum cittadino) in quanto autenticate contravvenendo al regolamento comunale che vieta il coinvolgimento (nell'autenticazione delle firme) dei consiglieri provinciali. Il Comitato NoMoschea ne ha invece "schierato" due: Gianluca Gambini e Luca Fracassi. «Ho chiesto e ricevuto l'autorizzazione dal presidente della Provincia che è anche il sindaco di Pisa - accusa Gambini -. Il regolamento comunale vieta il coinvolgimento dei consiglieri provinciali, ma deve rifarsi comunque all'ordinamento dello Stato e della Costituzione che permettono di autenticare le firme anche per le elezioni politiche, amministrative ed europee». Il Comitato NoMoschea ha già annunciato la presentazione di un ricorso contro la decisione del Comitato dei garanti a proseguimento di una vicenda destinata sempre più a concludersi nelle aule di un Tribunale.
Danilo Renzullo
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