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Rsu del Comune «A scuola con 13 educatrici in meno»

 Rsu del Comune «A scuola con 13 educatrici in meno»

Tredici educatrici comunali in meno, nessuna stabilizzazione e aumento dei carichi di lavoro. I servizi educativi comunali riaprono tra le proteste della Rsu di Palazzo Gambacorti. «La legge consente...

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Tredici educatrici comunali in meno, nessuna stabilizzazione e aumento dei carichi di lavoro. I servizi educativi comunali riaprono tra le proteste della Rsu di Palazzo Gambacorti. «La legge consente di assumere nuovo personale ed evitare i processi di privatizzazione, il Comune di Pisa invece taglia personale e porta avanti il processo di riorganizzazione e di privatizzazione del servizio», accusa la rappresentanza sindacale. «Il decreto 113/2016, già operativo da fine giugno, è diventato legge - prosegue la Rsu -. Pur presentando limiti in altre materie, per quanto riguarda l'occupazione la legge permette di coprire i posti vacanti di educatori e di insegnanti, superando il blocco del 25% della finanziaria 2016 che aveva messo in ginocchio i servizi educativi. A Roma e già stato firmato l'accordo per assumere 636 insegnanti di scuola dell'infanzia e 485 educatrici di asilo nido, mentre a Bologna si assume anche nel settore ausiliario. A Pisa invece il governo locale taglia 13 posti di educatore su 63 di organico e circa 70 posti bimbo a gestione diretta delegandoli ancora alla gestione privata, ignorando una legge che può portare ossigeno e nuove energie negli asili nido comunali, oltre a dare risposte occupazionali per i precari». Nonostante l'opportunità offerta dalla legge, «il Comune non ha voluto fermare il percorso di riorganizzazione», accusa ancora la Rsu che chiede alla giunta di modificare il piano occupazionale prevedendo «l'assunzione di educatrici e di ausiliarie, la stabilizzazione delle lavoratrici che hanno i requisiti e di ritornare alla copertura delle 63 unità per i nidi e alle 18 unità per la scuola dell'infanzia, utilizzando nel frattempo educatrici ed insegnanti a tempo determinato che adesso sono disoccupate».

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