Sicurezza
Retrocessa la dirigente “ribelle” sulla Sesta Porta
PISA. Promozioni e retrocessioni, premi e bocciature. Certo, sulla carta non nasce con queste premesse l’ultima rivoluzione varata dalla giunta di Marco Filippeschi per ri-assegnare i “gradi” ai...
PISA. Promozioni e retrocessioni, premi e bocciature. Certo, sulla carta non nasce con queste premesse l’ultima rivoluzione varata dalla giunta di Marco Filippeschi per ri-assegnare i “gradi” ai manager di Palazzo Gambacorti. Sulla carta, la delibera 144 del 26 luglio scorso, è una bilancia per “pesare” i nuovi “settori” creati con l’ultima riorganizzazione della macchina comunale varata a maggio a suon di accorpamenti e mixaggi di funzioni dirigenziali, una manovra che ha cambiato volto all’architettura amministrativa di Pisa.
Il sistema prevede l’assegnazione di un punteggio più alto alle strutture più complesse, con maggiori funzioni e responsabilità gestionali. Di fatto per non pochi dirigenti pesa come un macigno sul loro operato, è stata vissuta come una valutazione parallela a quella sulle performance, una pagella stilata dalla politica per giudicare chi ha lavorato bene e chi no sugli obiettivi di mandato. La riforma segna soprattutto il passaggio da due a tre fasce per le strutture dirigenziali. Non ci sono più la prima e la seconda fascia, ma la “alta”, la “media” e la “bassa”. Non una cosa da poco, visto che l’operazione prevede anche una transizione da due a tre categorie di retribuzione.
«Già la scelta semantica - confida un funzionario - è significativa della volontà di attribuire un criterio di merito al punteggio ottenuto dai singoli settori». Il messaggio per alcuni è arrivato forte e chiaro: «Sono stati puniti i “ribelli”, coloro che si sono opposti o proposti con atteggiamenti dialettico davanti alle richieste della giunta, e ricompensati gli “allineati”». Finora l’indennità di posizione valeva o 38 mila o 33 mila euro per stipendi che oscillano fra gli 80 e i 90 mila euro lordi. Adesso dovranno essere ricalcolate.
Così, potrebbe essere letta come una bocciatura, ad esempio, la collocazione del settore della “Protezione civile” nella fascia più bassa. Quell’ufficio era retto in seconda fascia da Manuela Ballantini, che a marzo scorso diede le dimissioni però dal ruolo di “datore di lavoro”. La manager lo fece in polemica col sindaco, a cui - spiegarono i sindacati - aveva spedito diverse lettere per lanciare l’allarme sugli spazi della Sesta Porta, giudicati inadeguati ad ospitare i vigili rispettando le norme sulla sicurezza. Nessuna bocciatura, invece, per i dirigenti che «erano alla guida di uffici con un’influenza diretta su partite chiave come le fidejussioni tossiche, la mancata vendita del palazzo ex Telecom, il finanziamento perso della Fondazione Pisa, sul cantiere delle Stallette minato da ritardi e intoppi legali o quelli relativi al bando di gestione dei cimiteri o i controlli negli asili nido. Tutti manager additati dalla giunta come i responsabili dei fallimenti amministrativi, ma poi premiati», ha dichiarato il consigliere Raffaele Latrofa.
Un riferimento a chi, come Laura Nassi, dirigente dei servizi educativi, è finita prima nella classifica delle performance 2015, l’anno in cui si sono andati in scena i maltrattamenti ai bambini del nido finito sotto inchiesta. Il suo settore è riuscito a “tenere” di fronte alla bufera di polemiche. Non solo un attestato di fiducia, quello nei suoi confronti, ma anche un messaggio a chi chiese le dimissioni dell’assessore Marilù Chiofalo.
Blindatissimo anche Marco Guerrazzi, prima trasferito e poi riassegnato all’edilizia privata dopo il caos fidejussioni oltre che ad una serie di funzioni che danno maggior peso al suo ufficio. Per le Fidejiussioni hanno dovuto sopportare sanzioni o richiami anche Dario Franchini e Gabriele Berti, il primo, uno dei dirigenti a chiamati scelti dal sindaco, resta saldo nel suo settore, il secondo viene investito della direzione di una maxistruttura assorbendo anche l’ambiente.
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