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Pisa

Nelle Rsa pisane 1 su 5 è portatore di germi killer

Nelle Rsa pisane 1 su 5 è portatore di germi killer

I risultati di uno studio sulle residenze per anziani È emergenza infezioni: più letali di tumore o infarto

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PISA. Un anziano su cinque di quelli presenti nelle Rsa dell’area pisana è «portatore sano» di un germe killer, uno dei batteri responsabili delle infezioni mortali che ogni anno uccidono decine di persone. «Abbiamo da poco ricevuto i primi risultati di uno studio avviato dall’Ars, l’Agenzia regionale per la salute, in collaborazione con l’Azienda ospedaliero-universitaria nelle residenze sanitarie assistenziali, e emerge che una delle cause di sepsi è spesso determinata da un cattivo utilizzo di alcuni presidi sanitari come cateteri venosi o porter per la somministrazione di terapie. Secondo le analisi il 20 per cento di chi vive nelle Rsa è portatore di germi multi resistenti, cioè che hanno sviluppato geni in grado di resistere ai medicinali», dice Fabio Monzani. In pratica circa 100 dei 500 anziani nelle Rsa pisane sono a rischio. Il primario di Geriatria è uno dei medici- insieme ai primari Francesco Menichetti, Paolo Malacarne, Gianni Biancofiore, Piero Buccianti, Mauro Giraldi, all’anestesista Francesco Forfori, alla direttrice di laboratorio Simona Barnini e al direttore sanitario Fabrizio Gemmi, che ieri a Cisanello hanno partecipato alle iniziative organizzate per la giornata mondiale della lotta alla sepsi, una delle emergenze più importanti per gli ospedali di tutta Europa ma spesso sottovalutata dal sistema sanitario, dalla stessa classe medica ma anche dai cittadini.

«Oggi di sepsi si muore più che di infarto e di tumore al colon - dice Forfori, anestesista e uno dei medici che sta curando la campagna di sensibilizzazione - I dati allarmanti dicono infatti che questa patologia uccide 4 volte di più del carcinoma del colon, 5 volte di più dell'ictus e 10 volte di più dell'infarto miocardico. La sua mortalità nei casi più gravi può raggiungere il 70% e la sua incidenza è in continuo aumento». In Europa si contano più di 700.000 casi di sepsi all'anno di cui 1 su 5 ha esito fatale e, spesso, chi sopravvive riporta conseguenze organiche per tutto il resto della vita. «Ci sono quindi tutti gli estremi per definirla, ad oggi, una vera e propria emergenza medica contro la quale nessun ospedale, per quanto dotato delle più avanzate risorse umane e tecnologiche, può nulla se ai necessari presidi terapeutici non si accompagnano anche altri accorgimenti adottati a monte, come ad esempio il rispetto delle norme igieniche basilari da parte del personale sanitario - dice Menichetti, primario di Malattie infettive - Può sembrare banale ma anche il fatto di avvicinarsi al paziente dopo essersi sempre rigorosamente lavati le mani può risultare fondamentale. Ma la prevenzione va fatta anche soprattutto contro l’abuso degli antibiotici». Hanno immunizzato la popolazione alle terapie, poiché i germi sono mutati fino a diventare imbattibili come la Klebsiella pneumaiae.

No, dunque, «alle prescrizioni fai da te. E soprattutto tempismo e prevenzione. Andare dal medico in tempo presenza di un’infezione è fondamentale», dice Malacarne, direttore della Rianimazione del pronto soccorso. I dati del suo reparto sono eclatanti: su 467 ricoveri, sono 88 i pazienti che entrano già con una sepsi e 22 coloro che accusano uno stato di choc settico. Solo il 50% di questi ultimi si salva. Mentre il tasso di mortalità fra i pazienti che sviluppano un’infezione e poi uno choc settico durante la degenza la mortalità è del 33%. Su sei casi, la rianimazione del pronto soccorso ne ha registrati tre. Contro i germi killer dunque l’unico baluardo spesso sta nell’associazione di farmaci.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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