Finanza
Boom di premi è un Comune di “secchioni”
Quasi tutti bravi o bravissimi i dipendenti il 94,4% riceverà il massimo del bonus
PISA. È come se fosse una grossa scuola piena di secchioni. Tutti primi della classe con qualche rara, anzi pardon, rarissima eccezione. Perché di 680 dipendenti comunali valutati nel 2015, 642 entrano nella cosiddetta prima fascia, la più alta, quella che poi dà diritto al 100 per cento del famoso premio di produttività, cioè il bonus a cui hanno accesso tutti i dipendenti pubblici sottoposti alla valutazione delle performance. Ecco, quest'anno, nelle pagelle consegnate dall'Organismo di valutazione al sindaco Marco Filippeschi, ben il 94,4% dei lavoratori pubblici è risultato uno "studente" modello. Solo il 3,4% del personale, appena 23 persone, è stato collocato nella seconda fascia, quella degli “umani”, capaci perfino di incorrere, o meglio incappare, in errore o in qualche défaillance, non eccellenti ma buoni insomma.
Così i primi si sono distinti per aver raggiunto più del 90 per cento degli obiettivi, i secondi per averli centrati in una misura compresa fra il 75 e l'89 per cento, finendo in seconda fascia.
Nel girone dei "solo bravi" però non è che la penalizzazione sia poi così severa, dato che chi in quel cerchio si affanna becca comunque una quota importante del premio previsto. È più consistente la riduzione dell'indennità di risultato per chi più alle bolge si avvicina. Ai relegati nella terza fascia (da 61 a 74) viene decurtata del 50%, ma sono appena lo 0,7%. Per la precisione (forse spiegabile con i part time) 4,7 dipendenti. Laggiù, nella giudecca dei reietti, nel cerchio degli “scarsi”, naviga l'1,5% dell'organico di Palazzo Gambacorti, appena 10 lavoratori. Loro no, non riceveranno il premio, sono sotto la sufficienza. Non potranno attingere ai 1.292937,23 euro stanziati dal Comune per distribuire un incentivo medio di 1.929 euro lordi.
La gigantesca classe di secchioni è migliorata col tempo. Cinque anni fa, nel 2011, era stato soltanto, si fa per dire, il 68,2% del personale a entrare in prima fascia, ma negli anni successivi l’ascesa è stata costante: l’84% nel 2012, il 91% nel 2013, il 94,1% nel 2014.
Ma ancora più sorprendenti sono le prestazioni dei funzionari, le cosiddette posizioni organizzative, che nel 2015 hanno centrato il massimo del bonus nel 97% dei casi. Il restante 3% (una sola persona) è finito in seconda fascia. In pratica qui, di 33 funzionari, sono tutti bravi o bravissimi. Anche se in questa categoria i bravi hanno mantenuto un’andatura costante. Ad alti e bassi, primi della classe in massa lo sono sempre stati. Certo le ultime pagelle sono da record, dato che il voto medio raggiunto dai funzionari per l’anno 2015 è stato di 99,44. Si divideranno un monte premi di 43.012 euro. Circa 1.303 euro lordi di incentivo medio a testa, non moltissimo se si considera che le posizioni organizzative godono di stipendi base che si aggirano intorno ai 60 mila euro lordi. Va un po’ peggio ai dirigenti, finiti in seconda fascia nel 70,6% dei casi, i quali hanno totalizzato un voto medio di 76,05%. Certo, abbastanza da garantire una buona fetta del monte premi.
È la meritocrazia della pubblica amministrazione. O meglio, qualcosa che prova faticosamente ad assomigliarle, ma forse ancora troppo ancorata a un sistema di valutazione poco soggettivo, a criteri di misurazione e parametri fondati su obiettivi spesso vaghi o solo formali.
Quest’anno è stato lo stesso Organismo di valutazione a rivelarlo nel verbale di assegnazione del bonus ai dirigenti. I tre membri della speciale commissione hanno stigmatizzato «l’eccessiva numerosità degli obiettivi, per la gran parte di carattere non prettamente strategico, a cui fa da contraltare, nella maggior parte dei casi, una stringata definizione degli indicatori di risultato, spesso troppo formali». Tradotto: c’è molta poca concretezza negli indicatori perché possano davvero costituire l’intelaiatura di una valutazione dei dipendenti.
Tanto, hanno scritto i valutatori nel loro verbale, da essere stati costretti ad utilizzare, oltre alla misurazione oggettiva, anche «parametri e indicatori discrezionali», fino a dare «la necessaria rilevanza alle opinioni trasmesse sui singoli dirigenti per le vie brevi dal vertice politico».
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