Finanza
Mafia, Bulgarella querela pentito
L’imprenditore: «Mi accusano per eliminare chi ha detto no a Cosa Nostra». Ricorso contro i sequestri
PISA. Andrea Bulgarella ricorre in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che, chiamato a pronunciarsi dopo l'annullamento di una sua precedente ordinanza bocciata dalla Suprema Corte, ha confermato il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti del 30 settembre 2015.
L'inchiesta è quella della Dda di Firenze per associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio con l'aggravante di aver favorito la mafia. Non solo. L'imprenditore siciliano, pisano d'adozione, ha anche querelato un collaboratore di giustizia accusandolo di aver fatto mettere a verbale agli inquirenti «un elenco di menzogne, smentite dai fatti e dai documenti».
Pentito querelato. Assistito dall'avvocato Nino Caleca di Palermo, il costruttore ha presentato, alla Procura della Repubblica di Trapani, una denuncia contro Nino Birrittella, arrestato nel 2005 e considerato vicino al superboss Matteo Messina Denaro, trapanese, ritenuto un collaboratore di giustizia. «A distanza di ben 10 anni dalla sua "collaborazione" con la giustizia, Birrittella (oggi, tra l'altro, tornato a fare l'imprenditore), che in passato agiva (per sua ammissione) da "socio in affari" di mafiosi trapanesi, ha chiamato in causa Bulgarella accusandolo, genericamente, di "offrire la sua disponibilità" alla famiglia mafiosa di Trapani, ma senza mai citare un episodio che dimostri questa grave calunnia» spiega da Trapani Bulgarella, secondo il quale quelle «accuse non solo datate nel tempo (racconta "storie" che sarebbero accadute 20 anni fa) ma generiche, senza alcun riscontro, tuttavia con un intento che è, anche agli occhi di uno sprovveduto, chiarissimo: "mascariarlo", e cioè ingenerare su Bulgarella il sospetto di collusioni con ambienti mafiosi».
Verbale contestato. Per l'imprenditore siciliano «le accuse di Birrittella sono contenute in un verbale d'interrogatorio prodotto dalla Procura di Firenze solo dopo che il Tribunale del Riesame della stessa città ha annullato un provvedimento di sequestro di documenti a carico di Bulgarella, nell'ambito di una indagine che ipotizza a suo carico reati finanziari con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa. Quasi che il Birrittella fosse sopraggiunto in soccorso, con il suo carico di suggestive ricostruzioni, di una indagine che il Riesame aveva demolito. L’ultimo Riesame ha, tuttavia, ribadito la inconsistenza delle "fonti" di accusa della Procura».
«Volevano uccidere Bulgarella».
«Più di un collaboratore - osserva l'avvocato Nino Caleca nella denuncia depositata in Procura - ha messo in evidenza come più volte, all'interno della struttura mafiosa, si sia addirittura ipotizzata la eliminazione fisica di Andrea Bulgarella».
«Mi chiamavano sbirro». Il costruttore, nel sottolineare che nel 1996 fuggì dalla Sicilia dopo l’ennesima intimidazione, aggiunge che nelle intercettazioni tra mafiosi viene definito “sbirro”. «Le accuse di "mafiosità" rivolte dal Birrittella nei miei confronti - commenta Bulgarella - oltre a ledere la mia dignità e onorabilità, producono un grave danno di immagine al mio gruppo imprenditoriale. Birrittella rappresenta chi ha voluto prima e vuole ancora oggi eliminare dal mercato una delle poche imprese che non si è piegata alla logica mafiosa». Secondo il costruttore da quattro generazioni l'impresa si caratterizza per le sue scelte di legalità e, a partire proprio dai suoi fondatori, non è mai stata sfiorata da indagini che ne mettessero in dubbio la correttezza.»
«Uomini delle istituzioni dalla mia parte». L’imprenditore annuncia che «a difesa delle mie aziende, dei miei dipendenti, e dunque dell'immagine di tutto il gruppo che non ha mai ceduto a ricatti di alcun tipo, chiederò a questi esponenti delle istituzioni che hanno operato nel territorio dove io ho lavorato (e che quindi mi hanno conosciuto) di testimoniare sulla limpidezza della mia storia personale e imprenditoriale». Nell’invocare tempi celeri per l’inchiesta, Bulgarella ribadisce di non aver «mai riportato alcuna condanna per reati in qualche modo legati alla mafia: non ho subìto mai alcun processo per il 416/bis; non sono mai stato accusato di aver commesso reati legati a Cosa Nostra».
Pietro Barghigiani
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