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Pisa

antimafia

Bulgarella ricorre in Cassazione contro il sequestro e denuncia un collaboratore di giustizia

Pietro Barghigiani
Andrea Bulgarella
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Andrea Bulgarella

L'imprenditore: "La mafia voleva uccidermi"

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PISA. Andrea Bulgarella ricorre in Cassazione contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze che, chiamato a pronunciarsi dopo l'annullamento di una sua precedente ordinanza bocciata dalla Suprema Corte, ha confermato il decreto di perquisizione e il sequestro di documenti del 30 settembre 2015. L’inchiesta è quella della Dda di Firenze su truffa, appropriazione indebita, riciclaggio con l’aggravante di aver favorito la mafia. Non solo. L’imprenditore siciliano, pisano d’adozione, ha anche querelato un collaboratore di giustizia accusandolo di aver fatto mettere a verbale agli inquirenti «un elenco di menzogne, smentite dai fatti e dai documenti». Assistito dall’avvocato Nino Caleca, il costruttore ha presentato, alla Procura della Repubblica di Trapani, una denuncia contro Nino Birrittella, trapanese ritenuto un "collaboratore di giustizia". «A distanza di ben 10 anni dalla sua "collaborazione" con la giustizia, Birrittella (oggi, tra l'altro, tornato a fare l'imprenditore), che in passato agiva (per sua ammissione) da "socio in affari" di mafiosi trapanesi, ha chiamato in causa Bulgarella accusandolo, genericamente, di "offrire la sua disponibilità" alla famiglia mafiosa di Trapani, ma senza mai citare un episodio che dimostri questa grave calunnia» fa sapere l’ufficio stampa di Bulgarella in una nota in cui si legge anche che quelle «accuse non solo datate nel tempo (racconta "storie" che sarebbero accadute 20 anni fa) ma generiche, senza alcun riscontro, tuttavia con un intento che è, anche agli occhi di uno sprovveduto, chiarissimo: "mascariarlo", e cioè ingenerare su Bulgarella il sospetto di collusioni con ambienti mafiosi». Per l’imprenditore siciloiano «le accuse di Birrittella sono contenute in un verbale d'interrogatorio prodotto dalla Procura di Firenze solo dopo che il Tribunale del Riesame della stessa città ha annullato un provvedimento di sequestro di documenti a carico di Bulgarella, nell'ambito di una indagine che ipotizza a suo carico reati finanziari con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa. Quasi che il Birrittella fosse sopraggiunto in soccorso, con il suo carico di suggestive ricostruzioni, di una indagine che il Riesame aveva demolito». «Più di un collaboratore - osserva l'avvocato Nino Caleca nella denuncia depositata in Procura - ha messo in evidenza come più volte, all'interno della struttura mafiosa, si sia addirittura ipotizzata la eliminazione fisica di Andrea Bulgarella».

«Le accuse di "mafiosità" rivolte dal Birrittella nei miei confronti - commenta adesso Andrea Bulgarella - oltre a ledere la mia dignità e onorabilità, producono un grave danno di immagine al mio gruppo imprenditoriale, suscitando un clima di pregiudizio e di ingiustificato sospetto nei confronti di un'azienda che è sul mercato da oltre centoventi anni. Ormai da quattro generazioni l'impresa si caratterizza per le sue scelte di legalità e, a partire proprio dai suoi fondatori, non è mai stata sfiorata da indagini che ne mettessero in dubbio la correttezza. Chi mi accusa oggi, cioè Birrittella, rappresenta chi ha voluto prima e vuole ancora oggi eliminare dal mercato una delle poche imprese che non si è piegata alla logica mafiosa. «A difesa delle mie aziende, dei miei dipendenti, e dunque dell'immagine di tutto il gruppo che non ha mai ceduto a ricatti di alcun tipo, chiederò a questi esponenti delle istituzioni che hanno operato nel territorio dove io ho lavorato (e che quindi mi hanno conosciuto) di testimoniare sulla limpidezza della mia storia personale e imprenditoriale. Su di me non risulta alcuna condanna per reati in qualche modo legati alla mafia: non ho subito mai alcun processo per il 416/bis; non sono mai stato accusato di aver commesso reati legati a Cosa Nostra».

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