Sicurezza
Moschea, sarà muro contro muro il Comitato si costituisce in giudizio
L’annuncio di Gambini (Forza Italia): «Abbiamo deciso di essere presenti all’udienza del 15 settembre» In Tribunale si discuterà del ricorso d’urgenza anti referendum presentato dalla Comunità islamica
PISA. Si acuisce lo scontro sulla moschea di Porta a Lucca, la cui costruzione è stata progettata sui terreni di proprietà della Comunità islamica di Pisa e che è al centro del referendum approvato dal comitato dei garanti del Comune e per il quale sono state raccolte ben 2.620 firme. L’attenzione è ora rivolta al prossimo 15 settembre, quando in Tribunale è in programma l’udienza per il ricorso d’urgenza, presentato dalla stessa Comunità islamica, contro l’ammissibilità del referendum. Tutto ruota attorno all’articolo 8 della Costituzione (quello sulla libertà di culto), diventato l'ago della bilancia di uno scontro a distanza tra chi si dice favorevole all'edificazione di un luogo di culto per una comunità di circa 600 fedeli che una sorta di moschea a Pisa ce l'ha da oltre 20 anni in pieno centro (in via delle Belle Donne), e chi invece - appoggiato anche da alcuni partiti - ha avviato un'offensiva per cercare di fermare il progetto.
In Tribunale ci sarà il muro contro muro. Il Comitato #NoMoschea, infatti, ha deciso di presenziare. Lo annuncia il consigliere provinciale di Forza Italia Gianluca Gambini, membro del Comitato: «Ci costituiremo in giudizio come terzi e saremo presenti all'udienza del 15 settembre». Nel codice di procedura civile il “terzo” è appunto colui che non è parte nel giudizio pendente ma è titolare di una situazione oggettivamente connessa a quella di cui è lite.
Gambini poi intende replicare all’ex assessore comunale Dario Danti, che nei giorni scorsi sulle colonne del Tirreno aveva parlato di “referendum-truffa”. «Le affermazioni di Danti - afferma Gambini - sono lesive innanzitutto della professionalità e della correttezza del comitato dei garanti, oltretutto nominati dal sindaco Pd, e che si sono limitati a dichiarare ammissibile un quesito referendario garantito dallo statuto del Comune. Tali affermazioni risultano poi offensive nei riguardi dei 2.620 cittadini pisani che hanno liberamente e convintamente firmato il quesito referendario. Detto quesito è ovviamente di tipo urbanistico perché prevede il cambio di destinazione d'uso da area adibita a luogo di culto ad area riservata a verde privato. Una variante che si è resa necessaria dopo quella approvata a maggioranza nel 2013 e votata dal Pd e dai suoi alleati, e che prevedeva la variante da area di tipo artigianale ad area adibita a luogo di culto, permettendo così alla Comunità islamica di progettare la costruzione della quinta moschea in Italia. Il percorso del Comitato #NoMoschea è quindi - conclude il rappresentante di Forza Italia - corretto e cristallino ed è stato certificato dal comitato dei garanti e da 2.620 cittadini pisani».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
