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Pisa

«Un’organizzazione sfrutta i parcheggiatori»

«Un’organizzazione sfrutta i parcheggiatori»

Il sindaco: c’è una gerarchia fra gli abusivi per la raccolta del denaro

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PISA. Moussà non sa neppure bene cosa sia un’interpellanza, un consiglio comunale, un sindaco. E neppure cosa significhi “racket”, ma conosce benissimo il «capo», l’uomo che l’ha reclutato l’anno scorso in un oliveto di San Giuliano e che da allora rosicchia i suoi giorni, erode la sua magra manciata di euro guadagnata da abusivo della sosta. Lo controlla, lo guida, lo comanda, è il suo padre e padrone.

«In questo periodo non c’è, è in ferie», dice mentre indica ad una Passat uno stallo di strisce blu in piazza Carrara. «Quanto guadagno? Dieci euro, forse quindici al giorno, ma devo dare tutto a lui. A me non resta niente, solo i pasti».

Esatto, Moussà è uno sfruttato, uno dei senegalesi di cui ha parlato giovedì Marco Filippeschi rispondendo ad un’interpellanza di Giovanni Garzella sui parcheggiatori abusivi. «A giugno mi è capitato di arrivare in piazza S. Antonio - ha detto il consigliere di Forza Italia - e ho potuto constatare con i miei occhi che quell’area di sosta a pagamento è completamente in mano agli stranieri, che decidono chi e dove può posteggiare».

Un fenomeno - ha risposto il sindaco - «vero e sensibile, importante, e che riguarda non solo Sant’Antonio ma anche piazza Carrara, Santa Caterina, i parcheggi della facoltà di Ingegneria e Cisanello». Un fenomeno «non spontaneo, dovuto ad un’organizzazione insidiosa, perché tende a fare pressione fisica e morale sulle persone che devono servirsi dei parcheggi e perché, secondo quanto ci è stato riportato dagli agenti della municipale e a giudizio del questore, fa emergere una gerarchia per il controllo e la raccolta fondi». Insomma, i più importanti parcheggi della città sarebbero in mano a un gruppo di caporali, a un clan della sosta, l’organizzazione verticistica che si intravede nel racconto di Moussà. Appena 30 anni, da due anni in Italia, è uno delle ultime generazioni, inesperto, forse perfino incauto a giudicare da come reagiscono i colleghi che ronzano intorno alla statua di Ferdinando de’ Medici. Lui no, non ha ancora finito di scontare il suo periodo di prova, il caporale non l’ha ancora affrancato. Ma non appena sentono le sue parole, si innervosiscono, confabulano.

E inviano un emissario. Mohammed, anche lui qui da 2 anni, ma con una versione diversa: «Ognuno qui lavora per sé, i soldi che raccogliamo da chi decide di lasciarci qualcosa non ce li toglie nessuno», dice, e confessa: «È vero, quando lavoriamo nei campi nessuno ci fa contratti regolari, ma qui non abbiamo nessun capo, e ci serve per poter mangiare, non vogliamo far male a nessuno». «Se ho un capo? Chi sei tu, perché me lo chiedi», si schernisce Diop in piazza Sant’Antonio.

L’argomento - ha detto Filippeschi in consiglio - è finito all’ordine del giorno in alcuni dei vertici in prefettura su ordine e sicurezza. Ma resta impossibile poter assicurare un controllo costante di tutti i nodi» in cui il racket va in scena, a causa di uno «squilibrio di forze». Tradotto: carenza di organici fra vigili e forze dell’ordine. Ma da come sarebbe nato il racket? Un prodotto della crisi, spiega il sindaco. «Una parte di questi ragazzi che fanno da manovalanza fino a cinque anni fa avevano un impiego nelle concerie di Santa Croce o San Miniato, ma i loro posti di lavoro sono stati i primi a venir sacrificati».

Eppure né polizia e carabinieri né il comando della Municipale avrebbero finora rilevato negli abusivi un’organizzazione criminale strutturata. «Se qualcuno sa qualcosa, lo denunci», è il refrain fra le forze dell’ordine. «Sappiamo che possono arrivare ad essere molto molesti - dice il vicecomandante dei vigili Paolo Migliorini - In passato utilizzammo anche un’agente provocatore donna. Si finse un utente e dimostrò che in alcuni casi questi uomini utilizzavano anche la violenza per estorcere denaro a chi parcheggiava. Eseguimmo anche degli arresti, ma ultimamente il decreto svuotacarceri ci ha tagliato le mani, non abbiamo più molte armi per contrastare questi illeciti se non eseguire dei controlli periodici». Le scene che si ripetono sono sempre le stesse: grandi fughe a piedi per il centro, un po’ di trambusto, ma nulla di più. Dal giorno dopo gli abusivi della sosta tornano al loro posto.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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