Il Tirreno

Pisa

Rachele, un’imputata scoppia a piangere

di Pietro Barghigiani
Rachele, un’imputata scoppia a piangere

L’istruttrice Ramalli esce dall’aula in lacrime quando viene raccontata la sequenza dell’annegamento della bimba di 5 anni

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PISA. Lacrime in aula al processo per la piccola Rachele. Quelle, copiose, di una delle due imputate.

Ma anche quelle di chi, tra testi e pubblico, non ha potuto non commuoversi al pensiero di una bimba annegata senza che nessuno si rendesse conto del dramma che si stava consumando a pochi metri da altri bambini e da due istruttrici.

Imputata in lacrime. Non ce l'ha fatta l'imputata ad ascoltare le parole del maresciallo chiamato a testimoniare con il suo racconto le sequenze di una morte assurda, quella della bambina di 5 anni annegata nel pomeriggio del 28 agosto 2013 nella piscina comunale gestita dalla Canottieri Arno.

Lei, Debora Ramalli, 48 anni, di Pisa, istruttrice di nuoto, sotto accusa per omicidio colposo con la collega Elena Bini, 28 anni, pisana, seduta dietro a uno dei suoi avvocati si è alzata di scatto quando il sottufficiale ha scandito gesti e minuti passati in solitudine dalla piccina, gli ultimi della sua breve esistenza.

È uscita di corsa piangendo. Alcuni familiari l'hanno confortata. Poi è rientrata, ancora scossa, in un Tribunale dove la commozione ha paralizzato tutti in un dolore liquido nell'immaginare gli ultimi istanti della bambina.

Il suo annaspare dopo aver perso il controllo del tubo galleggiante. I soccorsi arrivati dopo circa tre minuti e mezzo da quando la piccina perde il suo "salvagente" a quando viene ripresa in fondo alla vasca.

Scene che lasciano sgomenti nella crudele scansione delle immagini dove il destino della piccola si compie e diventa la tragedia di una famiglia.

Per l'accusa la negligenza di Ramalli nella vigilanza dei bimbi iscritti ai corsi estivi del Comune, al pari di quella contestata a Elena Bini, è costata la vita a Rachele.

Padre vittima e imputate si incrociano. Nell'udienza per la prima volta si sono incrociati imputate e padre della piccola vittima. Pierpaolo Medda, 54 anni, nato a Cagliari, psichiatra dell'Aoup al Santa Chiara, è stato sentito per primo.

Assente la moglie, Cristiana Manzi, anche lei psichiatra, originaria di Montecalvoli. Che fosse il primo a deporre in un’udienza che si sapeva essere dolorosa è stata la richiesta del suo legale, l'avvocato Carlo Porcaro D'Ambrosio, accolta dal Tribunale.

Voleva risparmiargli nuove ferite dalle testimonianze di chi era intervenuto in quella piscina maledetta in quel pomeriggio tragico.

E, soprattutto, evitare che il genitore ascoltasse la spiegazione dettagliata dei due filmati che ripresero la morte in diretta della bimba.

Quei video i genitori non li hanno mai voluti vedere.

«Precisammo che non sapeva nuotare». È durata una manciata di minuti la deposizione del dottor Medda.

«Avevamo iscritto Rachele e il fratellino due giorni prima - racconta il papà -. Parlammo con la segreteria e con le istruttrici proprio il giorno dell'iscrizione. Mia moglie, essendo molto apprensiva, sottolineò che Rachele non sapeva nuotare. E ci fu risposto che non era un problema perché avrebbero fatto solo dei giochi d'acqua specificando anche che nessuno dei bambini avrebbe nuotato. Quel mercoledì 28 agosto la portammo di mattina. Fui avvertito nel pomeriggio e dal Santa Chiara mi precipitai alla piscina».

Lo strazio del dopo è rimasto in sospeso. Nessuna domanda da parte del giudice Pietro Murano, né del pm onorario, Massimiliano Costabile.

Così come hanno scelto di non interrogare il teste i difensori delle imputate (avvocati Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini per Ramalli e Michele Baldi per Elena Bini).

L'allarme e i soccorsi. Fu Alessio Fasano, 27 anni, di San Giuliano Terme, manutentore della piscina e a volte presente come bagnino, a rianimare la piccola con il defibrillatore.

«Ero in piscina per fare manutenzione - spiega in aula - e non facevo attività di bagnino. Ero distante dalla piscina. All'improvviso Bini mi ha chiamato per un'emergenza. Sono corso verso la vasca esterna, i bimbi erano fuori dall'acqua. Bini stava chiamando i soccorsi, mentre Ramalli era impegnata a rianimare la bambina. Mi sono avvicinato alla piccola. Non sentivo i battiti cardiaci. Allora ho usato il defibrillatore. Dopo una prima scarica sono passato al massaggio cardiaco. Ma Rachele non reagiva».

E anche quando è arrivato il personale inviato dal 118 l'esito della rianimazione non ha portato a risultati significativi.

Per Rachele non c'era più nulla da fare, anche se venne deciso lo stesso il trasferimento al pronto soccorso di Cisanello dove i medici dichiararono il decesso.

Sentenza a marzo. Prossima udienza e sentenza il primo marzo durante la quale saranno sentiti un brigadiere della stazione di Porta a Mare e la direttrice della Canottieri Arno, l'ingegner Graziella Palla, citata dalla difesa di Ramalli per chiarire le responsabilità del gestore nelle attività estive svolte nella piscina comunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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