Sicurezza
Il no alla riforma trampolino per Forza Italia e Bonsangue
La coordinatrice provinciale potrebbe essere la candidata sindaca del 2018 «Filippeschi? Lo slancio usato per il Pisa dovrebbe riservarlo anche alla sicurezza»
PISA. Il rilancio del centrodestra pisano, di Forza Italia e della sua coordinatrice provinciale, l’avvocato Raffaella Bonsangue, che in molti indicano quale possibile candidata sindaca alle elezioni comunali del 2018, passa attraverso il “No” al referendum sulla riforma costituzionale, al cosiddetto “Referenzum”, come molti lo hanno chiamato in questi ultimi mesi legando il suo esito alla prosecuzione del governo attualmente in carica. La macchina dei contrari al nuovo assetto della Carta si sta mettendo in moto anche a Pisa. È dei giorni scorsi, infatti, la notizia della costituzione del Comitato per il No, presieduto appunto dalla stessa Bonsangue. Ed è per oggi, alle 17.30, nella sala regia di Palazzo Gambacorti, l’appuntamento con un dibattito in cui si discuterà proprio della riforma, con la partecipazione di Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale e presidente nazionale del Comitato del No, e Andrea Pertici, professore ordinario del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Pisa.
Avvocato Bonsangue, perché votare no?
«Perché la riforma che vuole Renzi modifica totalmente l’impianto della nostra Costituzione e le si vuole dare il via libera attraverso un referendum che non è abrogativo, bensì confermativo. Quindi, significa che a monte non c’è stata e non c’è una consolidata maggioranza parlamentare. Sono troppe le bugie che ci vengono raccontate. Ad esempio, non è assolutamente vero che il Senato sparisce. Rimane eccome, con tutti i suoi costi. Non ci saranno più le indennità parlamentari, ma esisteranno comunque le indennità di trasferta. Come faranno i sindaci e i consiglieri regionali a svolgere adeguatamente il ruolo di senatori? Come potranno coniugare i due impegni? Con quali risultati? E poi, c’è un’altra grossa criticità, relativa alla velocizzazione dell’iter di approvazione delle leggi. È falso che sarà tutto più spedito, anche in caso di vittoria del Sì rimarrebbero in piedi ben dieci modalità diverse di approvazione di una legge. Insomma, si tratta di un bel pacchetto di anti-democraticità con cui, paradossalmente, si vuole rispondere al bisogno di una maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica».
Ritiene che la popolazione e l’elettorato siano adeguatamente informati?
«Assolutamente no. Ecco perché è stato costituito un Comitato per il No, trasversale, privo di un’etichetta partitica, completamente aperto alla partecipazione di altri rappresentanti del tessuto sociale pisano. Saranno organizzate numerose iniziative in tutto il territorio provinciale, a Pisa e nei comuni del Lungomonte, in Valdera, nel comprensorio del Cuoio e in Valdicecina. Lo scopo principale è quello di informare, perché il clima dell’antipolitica che si respira da più parti è molto pericoloso. Ricordiamoci che se non sei tu ad occuparti della politica, sarà la politica ad occuparsi di te».
Ma la battaglia per il No può rappresentare un trampolino di rilancio per il centrodestra pisano e per lei come futura candidata sindaca? Una donna avversa alla sinistra ha sfondato a Cascina, è possibile un bis all’ombra della Torre...
«A Cascina la strategia ha funzionato perché la ricetta, messa a punto non senza difficoltà, prevedeva prima un progetto con dei punti programmatici ben definiti, poi l’individuazione del candidato più adatto. È questa la strada giusta, da percorrere anche a Pisa, magari sulla scorta di una coalizione anche più ampia, comprendente rappresentazioni civiche. I personalismi non portano a niente di buono. La sottoscritta è impegnata sul territorio da tanto tempo, ma le iniziative organizzate non devono comunque rappresentare un cappello sulla candidatura».
In questi ultimi giorni il sindaco Filippeschi è stato osannato dalla stragrande maggioranza dei tifosi del Pisa perché ritenuto l’artefice della salvezza di squadra e società, ma da altri criticato perché non metterebbe lo stesso bagaglio di impegno, dedizione e determinazione nel risolvere i problemi principali della città. Lei da che parte sta?
«Anch’io mi ritengo una tifosa del Pisa, anche se vado allo stadio solo qualche volta. E anch’io non mi sarei data pace se il Pisa avesse compromesso tutto quello che è stato raccolto fino ad oggi. Sarebbe stato un grosso danno per la città. Anche se, devo dire, era abbastanza prevedibile che le vicende procedessero come in realtà sono andate, visti gli attori sulla scena. Quindi, il sindaco Filippeschi non ha certo brillato per cautela e tempestività. Forse, poteva muoversi anche prima, bussando ad esempio alla porta di Confindustria e cercando una soluzione tra gli imprenditori pisani. Comunque, ha ragione chi sostiene che dal sindaco ci si aspetterebbe altrettanto slancio su altri fronti, come ad esempio quello del degrado e della sicurezza. Gli ultimi episodi di cronaca sono letteramente agghiaccianti e poi basta fare una passeggiata in centro al mattino presto della domenica per rendersi conto che Pisa è come una città medievale, con il tanfo di urina e alcol a tutti gli angoli e con decine di mendicanti sparsi lungo le vie».
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