Sicurezza
«Sanzionare ma anche assicurare continuità»
Il ministro della Giustizia al convegno sul nuovo diritto fallimentare delle imprese alla Scuola Sant’Anna
PISA. «Con la riforma del diritto fallimentare cambia l'approccio: la finalità non è più solo quella di sanzionare chi fallisce, ma soprattutto di assicurare la continuità delle imprese e di evitare le conseguenze sociali, occupazionali ed economiche che questo percorso può provocare».
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine del convegno “Crisi di impresa e insolvenza. Prospettive di riforma”, promosso ieri dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
«Ciò avverrà - ha spiegato Orlando - con una serie di strumenti, il più importante dei quali l'anticipazione degli strumenti di allarme di fronte alle difficoltà finanziarie. E una volta approvato questo provvedimento riusciremo anche ad aumentare il livello di competitività del Paese».
A margine del convegno il ministro ha anche parlato delle strutture residenziali sanitarie: «La Toscana era un po' in ritardo rispetto alla tabella di marcia che avevamo stabilito. Stiamo lavorando - ha sottolineato - per trasformare in una Rems l'ex carcere femminile di Empoli. Abbiamo anche nominato un commissario che vigilerà su questi percorsi delle regioni che sono in ritardo, e tra queste c'è anche la Toscana. Credo che nei prossimi mesi dovremo arrivare alla conclusione dei lavori e a superare definitivamente l'esperienza degli ospedali psichiatrici giudiziari: se non ce la faremo entro la fine dell'anno, ci riusciremo senz'altro entro i primi mesi del 2017».
Infine, qualche battuta sul referendum costituzionale. «Sorprende che a sostenere le ragioni del No - ha detto il ministro Orlando - ci sia una personalità come D'Alema che ha caratterizzato tutta la sua vita politica per il compimento di una transizione istituzionale che questa riforma forse riuscir a raggiungere. I referendum sono caratterizzati anche dalla propaganda, io mi auguro che poi la discussione torni al merito. Il superamento del bicameralismo e l'esigenza di razionalizzare i rapporti tra centro e Regioni sono oggetto di una discussione che va avanti da lunghissimo tempo con più tentativi di riforma. Credo che se il referendum si riporterà sul binario giusto può far cogliere ai cittadini questi aspetti. Dobbiamo uscire fuori da etichette e anatemi. L'ho detto anche a Renzi. Abbiamo un dovere duplice: sostenere le ragioni che ciascuno di noi ha e far capire agli elettori di che cosa parliamo. Se ci riusciamo sarà un'ottima cosa, perché sarebbe una sconfitta per tutti se sul referendum si esprimesse un corpo elettorale ridotto».
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