Attenzione
Detenuto malato grave resta in cella per burocrazia
PISA. In carcere in Colombia, dopo una condanna a 21 anni e 4 mesi di reclusione per detenzione di droga, gravemente malato e considerato invalido al 100% per i postumi di un'ischemia cerebrale, ma...
PISA. In carcere in Colombia, dopo una condanna a 21 anni e 4 mesi di reclusione per detenzione di droga, gravemente malato e considerato invalido al 100% per i postumi di un'ischemia cerebrale, ma non può rientrare in Italia nonostante il parere positivo per ragioni umanitarie espresso il 19 febbraio 2015 dal ministero di Giustizia colombiano perché tra i due Paesi non esisteva ancora un accordo bilaterale sui trasferimenti di detenuti.
E' la storia di Manolo Pieroni, 35 anni, nato a Pisa e residente a Segromigno in Monte (Lucca) resa nota dal suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera di Catania, che chiede con una lettera "un intervento" ai ministri della Giustizia, dell'Interno e degli Affari esteri. «Anche alla luce - spiega il penalista - del fatto che Pieroni e la sua compagna sono stato informati, telefonicamente, dal governo italiano dell'avvenuta stipula, il 25 gennaio 2016, di un accordo bilaterale tra i due Paesi. Passeranno anni prima della sua entrata in vigore. Pieroni sta vivendo una situazione personale tragica, oltre che a essere stato condannato ingiustamente perché innocente, due mesi fa ha perso il madre e la sorella affetta da grave malattia. E' in un carcere che ospita 2.500 detenuti a fronte dei 1.000 previsti, vive in condizioni igieniche precarie ed stato accoltellato al braccio durante aggressioni per futili motivi».
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