Il dolore
Conte Ugolino i resti della casa rivedono la luce
Conclusa la campagna di scavi archeologici nel giardino del Consorzio ex Fiumi e Fossi
PISA. E’ stato fatto molto per cancellare le tracce della residenza di Della Gherardesca sul lungarno Galilei, nel giardino del palazzo del Consorzio 4 Basso Valdarno (già Fiumi e Fossi). La campagna di scavi archeologici ha però portato alla luce quel che resta della casa di Ugolino. Sì, il famigerato conte abitava lì. Sono durati poco più di un mese i lavori di scavo, uno dei pochi eseguiti nella parte di Mezzogiorno: si sono concentrati nella zona dove sorgeva il piaggione, un’area rimasta per secoli non edificata (e poi diventata giardino) perché, secondo la tradizione, quell’edificio sarebbe stato demolito “con l’apposizione solita del sale”.
Le operazioni, effettuate in regime di concessione ministeriale e iniziate a metà luglio, si sono concluse venerdì 26 agosto. Impegnato un gruppo di archeologi guidati da Monica Baldassarri ed Antonio Alberti, mentre alla stesura del progetto scientifico e di valorizzazione dell'area hanno collaborato Maria Luisa Ceccarelli-Lemut, docente di Storia Medievale e massima studiosa della famiglia Della Gherardesca, ed Evita Ceccarelli, presidente dell’Archeo Club d’Italia sezione di Pisa. Agli archeologi si sono affiancati gli operai del Consorzio. Visto che le fonti medievali tuttavia non davano indicazioni topografiche precise, due sono state le aree interessate dallo scavo: la prima, lungo il muro di cinta di lungarno Galilei nel versante di cicolo Del Torti, l’altra a circa metà dell’ala del giardino ovest.
La prima area indagata ha permesso di riportare in luce una sequenza di strutture che si collocano tra il XII secolo e il XVIII secolo, confermando la presenza in questa zona degli edifici di proprietà del conte Ugolino. Della struttura abitativa rimangono alcune tracce che testimoniano l’avvenuta distruzione nei primi anni del XIV secolo, come riportano le fonti scritte. Si conservano solo parzialmente il pavimento di un ambiente interno e quel che rimane di perimetrali esterni e tramezzi interni che furono oggetto di un sistematico smontaggio, in alcuni casi fino ai livelli di fondazione, secondo le leggi antimagnatizie in vigore nella Repubblica Pisana tra tardo Duecento e Trecento. Su questo spazio, ormai libero da edifici dalla fine del XVI secolo, solo due secoli più tardi e dopo la seconda conquista fiorentina della città, venne organizzata un’area per la conservazione del grano, oovvero il “piaggione” (prima di proprietà Mannaioni e poi Sbrana) testimoniato dai sei sili in laterizio tornati visibili e rimasti in funzione in pratica fino all’inizio dell’Ottocento.
Lo scavo nella parte ovest del giardino, limitrofo all’attuale edificio sede del Consorzio, ha invece evidenziato una sequenza archeologica e una serie di strutture diverse, importanti secondo gli storici soprattutto per la storia del quartiere di Chinzica e di Pisa tra medioevo e prima età moderna. Sono stati rinvenuti i resti (murature e pavimentazioni) di un grande edificio costruito nella prima metà del XII secolo. A differenza dell’abitazione di Ugolino, questo edificio ha evidenziato tracce di frequentazione anche nel XIV e fino alla metà del XV secolo, periodo a partire dal quale nell’area sono state realizzate diverse ghiacciaie seminterrate, che probabilmente sono rimaste in funzione almeno fino al Seicento, ovvero nel periodo di proprietà dei Lanfranchi e fino all’insediamento della magistratura dei Consoli del Mare. E’ la prima volta che a Pisa sono state portate in luce strutture di questa tipologia e di un certo rilievo.
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