Sicurezza
Ci sono voluti 8 anni per cominciare a smontare una gru
Era ormai diventata un monumento all’abbandono e alla crisi immobiliare. Si festeggia la “liberazione” di piazza Sant’Omobono
PISA. Dopo otto anni, sono iniziati i lavori per lo smontaggio della gru che dominava piazza Sant'Omobono. Una gru enorme che era un “monumento” al degrado ma anche alla crisi immobiliare. Doveva servire al completamento dei lavori per la ristrutturazione di un edificio di ben quattromila metri quadrati dove dovevano sorgere 25 unità immobiliari comprensive di fondi commerciali. Alcuni fondi ed alloggi sono stati completati, altri no. La ditta che doveva fare i lavori fallì nel febbraio scorso. Al di là delle vicende immobiliari, la gru dominava il paesaggio architettonico dell'intera piazza ed era il luogo prediletto degli spacciatori per nascondere la droga.
Ieri mattina, sono iniziati i lavori che hanno impegnato un'altra gru di grandi dimensioni, e tutti i banchi del mercato sono stati “sfrattati” temporaneamente. L'area è stata recintata dai vigili urbani. I lavori sono terminati nel pomeriggio, così come indicatoci dall'assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli.
La vicenda però rimane ingarbugliata almeno su due fronti distinti. Il primo riguarda coloro che hanno acquistato gli appartamenti (alcuni già con il rogito in mano, ma la maggioranza solo con il preliminare) ed anche i fondi commerciali che si affacciano su piazza Sant'Omobono, che quindi rischiano di dover pagare ancora se vogliono entrare nelle loro proprietà. Questo è quanto si è potuto apprendere qualche tempo fa, ed è un peccato visto che il 90% del lavoro risulta infatti concluso. Si parla, però, di una cifra intorno ai 450.000 euro, necessaria per portare a termine l'opera, con i proprietari ed una banca (quella che vanta il maggior credito nei confronti della ditta fallita) che avevano anche trovato un accordo di massima per chiudere la vicenda e riuscire a consegnare l'immobile per giugno.
Da Palazzo Gambacorti, con una nota datata 21 gennaio 2016, si dichiarò: «L'ufficio comunale competente ha chiarito che, senza pagamento degli oneri, nessuna ripresa dei lavori (completati al 90%) sarà possibile e cioè, in parole povere: chi comprerà il bene al fallimento non ha nessuna possibilità di terminare i lavori senza prima aver pagato gli oneri di urbanizzazione».
Un altro fronte è però aperto: il Comune si è mosso e si sta ancora muovendo per riscuotere ancora i soldi dell'occupazione del suolo pubblico del cantiere mai pagati (una cifra di poco inferiore ai 200.000 euro). «Non è ancora chiaro se il Comune rientrerà tra i creditori privilegiati del fallimento - dice Serfogli - di certo la cifra è ragguardevole e dovremo muoverci anche per la riscossione di Imu ed Ici».
Già nel 2015 la lista “Una città in comune” aveva portato all’attenzione del consiglio la mancata riscossione da parte dell'amministrazione di una cifra così importante.
Riguardo allo smontaggio della gru, questa operazione particolarmente difficoltosaè stata preceduta da un sopralluogo dei vigili del fuoco che hanno dichiarato la non pericolosità della grande gru. Il problema è che le operazioni di smontaggio si devono fare in quel dedalo di vicoli e vicoletti che circondano piazza Sant'Omobono. «Abbiamo riscontrato non poche problematiche per lo smontaggio proprio per la conformazione della piazza», dice Serfogli. La gru, che non è di proprietà della ditta fallita, è stata oggetto di forti proteste sia dei residenti che dei commercianti in quanto era proprio a ridosso di due banchi di ortofrutta ed impediva la libera circolazione dei mezzi.
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