Il Tirreno

Pisa

Pisa, quel buffetto di pace di Pablo il conquistador

Mario Neri
Pisa, quel buffetto di pace di Pablo il conquistador

Il banchiere in tribuna saluta lo “sconfitto” Petroni jr. «Noi ci crediamo, ora serve la fame della squadra»

4 MINUTI DI LETTURA





Sale sugli spalti per ultimo, quando Rino Gattuso e il mago del mercato Fabrizio Lucchesi sono già rinchiusi nel casottino della tribuna stampa da una mezz’ora; re-Gennaro peraltro è un leone in gabbia: non sopporta di non correre più sul prato, figurarsi non poter neppure ringhiare in panchina, ha lo sguardo teso, l’occhio avvelenato, anche se Mannini e compagni sono ancora negli spogliatoi. Che ci si poteva aspettare in fondo, un filo di tensione ci sta: è l’esordio dopo il grande caos, il primo banco di prova dopo la Pis-agonia, se poi ti tocca venire a Empoli e ritrovarti seduto sulle poltroncine lì sotto il tuo peggior nemico, è comprensibile un velo di nervosismo.

Lui, invece no. L’ascesa di Pablo Victor Dana sulle gradinate del Castellani è una dimostrazione di forza, ora che il suo fondo di investimento ha acciuffato il Pisa, la guerra è finita, Pablo il conquistador mostra il volto compassionevole, da pantera della finanza a ambasciatore di pace. «Torna a casa tua, torna a casa tua pezzo di m...», s’è alzato il coro due minuti fa dalla tribuna e dalla curva diretto verso Petroni junior, colpevole di aver avuto l’ardire di presentarsi a Empoli. Dana fa lo charmant, si allunga in posa plastica, gli stringe la mano e dandogli perfino un buffetto sulla guancia. Davanti ai giornalisti il capolavoro: «Ci tengo a salutare la famiglia Petroni e a ringraziarla perché ci ha aiutato molto nella parte finale della trattativa». Se lo stadio sentisse scatterebbe perfino la òla. Ma il tifo si alza in piedi davvero e si alza pure il sindaco. «Ciao Marco, che bello vederti», dice al sindaco il banchiere arrivato da Dubai mentre abbraccia Filippeschi. Sì un uomo di finanza che abbraccia un ex comunista, questo è davvero il Pisa dei miracoli.

Dana ci spera e manda subito qualche messaggio ai navigatori. Chi pensa di potersi agitare ancora nella burrasca stia sereno, gli investitori che rappresenta fanno sul serio: «Oggi è la fine di un momento molto difficile - dice - per tutta la squadra e per tutta la società. Noi siamo stati coinvolti nella parte finanziaria e legale ma sono contento che finalmente tutto si è risolto e lo si è fatto nella maniera migliore. I tempi legali per arrivare al passaggio di quote di maggioranza saranno rispettati. Spero che il controllo dei conti possa andare bene ma sono convinto che non ci saranno troppe sorprese. Noi ci siamo, l’entusiasmo della gene è fondamentale ma servirà anche la fame della squadra», dice prima dell’inizio. Il Pisa è in banca, dunque, non temete. È finita l’era dei romani, adesso inizia il tempo degli arabi. Il suo nome sarà uno spartiacque nella storia. C’è stato un Pisa ante Dana e ci sarà un Pisa dopo Dana. E poco importa che questo non sia ancora il suo regno, l’Arena degli sceicchi, questo è il suo grande giorno. Il giorno di Pablo. Che un po’ sembra perfino stordito, questo banchiere di 49 anni, nato a Ferrara ma cresciuto in Svizzera e ora trapiantato nel Golfo Persico. Abituato alla pace cosmica e ai prati pettinati del polo, si ritrova catapultato nella bolgia del calcio. Jeans chiari slavati che fanno molto cool, camicia e giacca scura, capello ormai proverbiale tirato indietro con il gel, viene travolto da tifosi, tifose, bambini, babbi, mamme, ragazzi e pure ragazze che vogliono abbracciarlo, baciarlo, farsi un selfie con lui, il salvatore di Pisa. Dietro di lui ci sono pure gli assessori Sanzo e Serfogli, poi c’è Freggia che si aggira con in mano tre bicchieroni di Coca Zero, ma Filippeschi ci tiene a presentargli soprattutto la Liana Bandini, ché se lui è il sindaco della città, lei è quella della tifoseria, la pasionaria dell’Arena. «Pablo, ma lo sai quanti messaggi ho mandato al sindaco e a Abodi per risolvere la crisi, sono molto contenta di vederti, ora mi raccomando... ».

Stai tranquilla Liana, ora c’è Dana. Flemmatico, mai un gesto sopra le righe, per gli eccessi emozionali c’è ancora tempo. Ora ha bisogno di sapere. E così, mentre osserva i ragazzi di Rino, che dopo venti minuti batte pugni e cazzotti dappertutto nel casottino, chiede al sindaco delle eccellenze dell’economia pisana. «Vedi Pablo - dice Filippeschi - qui peraltro gli arabi li conosciamo bene. L’ambasciatore si è interessato alla riqualificazione del porto turistico a Marina, il tuo governatore a Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktum, da due anni viene con il figlio a correre con i cavalli a San Rossore, e poi ora, fra poco, la compagnia di bandiera degli Emirati atterrerà con un volo a Pisa, per te sarà più facile seguirci. Se ne sta occupando Marco Carrai, il braccio destro di Matteo Renzi». «Lo so, ma non lo conosco, però sarebbe una bella cosa». Che lui è dovuto atterrare a Bologna, e da lì è venuto in treno fino a Firenze e ad Empoli in taxi. S’è rilassato per qualche ore al B&b Hall in centro e poi, dopo un appuntamento di affari al ristorante Bianconi, alle 19 è corso allo stadio. Teso ma sicuro davanti alle telecamere di Sky. «Pablo tieni, mettiti la sciarpa», il dono di un tifoso. Poi al decimo del primo tempo la prima scossa da febbre del calcio. Lisuzzo ha segnato. Filippeschi salta in piedi con gli occhi indiavolati. Lui no. Keep calm Pisa, tranquilla, lo sceicco Dana ti ama.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web