Il Tirreno

Pisa

«Clientele di Mazzeo hanno voluto la testa del direttore Gennai»

di Mario Neri
«Clientele di Mazzeo hanno voluto la testa del direttore Gennai»

L’ex presidente del parco di San Rossore accusa il Dem pisano: è il padrino di imprenditori insofferenti alla tutela ambientale

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PISA. Antonio Mazzeo è «il padrino politico di clientele industriali del litorale che hanno preteso prima il mio scalpo, e adesso quello di Andrea Gennai». E la scelta di non rinnovare l'incarico al direttore del Parco di San Rossore Migliarino e Massaciuccoli sarebbe «gravissima», frutto di «una degenerazione della politica» e di una «evidente debolezza dell’attuale presidente», colpevole aver «cambiato idea di fronte al primo che ha fatto "buh"».

Non è la prima volta che Fabrizio Manfredi aziona il lanciafiamme contro la nuova governance della riserva regionale. Lo aveva fatto anche ad aprile, nel day after della sua uscita di scena, quando il governatore Enrico Rossi affidò la guida politica a Giovanni Maffei Cardellini, camaiorese, suo compagno di scuola e d'infanzia, proprio uno degli uomini contro cui oggi si scaglia. Quattro mesi e mezzo fa, però, nel mirino di Manfredi - un passato da funzionario del Pci e da segretario dei Ds versiliesi fino al 1999 e poi da assessore all'urbanistica a Viareggio - c'erano i «renziani viareggini». «Furono loro», dice, a volere la sua testa per «vedetta», «perché contestai l'imposizione di un candidato contro Del Ghingaro». Oggi l'ex presidente di San Rossore alza il tiro, il suo j'accuse è una sventagliata a tutto il partito pisano, ai «sindaci dell’area» ma soprattutto contro uno degli esponenti di spicco del Pd toscano. E giunge con tempismo sorprendente, proprio nel giorno in cui Mazzeo si sposa a Firenze.

Manfredi oggi è un esponente della SinistraDem, si sente un “confinato” politico, a cui è stata fatta terra bruciata intorno. Parla da un tavolo del bar dell’ippodromo di San Rossore, la tenuta presidenziale è a poche centinaia di metri, ormai un territorio off limits. Ma questa volta la sua non è un'autodifesa, ma il sostegno a Gennai, il direttore a cui giovedì, a quattro giorni dalla scadenza del contratto, è stato comunicato che la sua esperienza si sarebbe conclusa. Silenzio, no comment, la linea dell’ormai ex direttore Gennai, che torna al suo posto, nel parco delle Foreste Casentinesi, dove avrà come capo Sergio Paglialunga, che dopo essere finito sotto inchiesta a Pisa per truffa, peculato, abuso di ufficio e falso ideologico proprio per la gestione di San Rossore, è da pochi mesi stato “promosso” dal ministero direttore della riserva nazionale montana.

Così Gennai, il grande “accusatore” di un sistema sospettato di aver utilizzato la natura come un bancomat, sarà alle dipendenze dell’accusato. Un’ingiustizia, secondo l’ex presidente del parco, non confermarlo. Perché lo stop al suo incarico arriva dopo mesi in cui «gli si era fatto capire chiaramente che sarebbe andato avanti» e perché giunge «dopo tre anni di gestione virtuosa, sia nella riorganizzazione della macchina che nella tutela e nello sviluppo sostenibile del riserva naturale più importante della Toscana». Ne sono dimostrazione, continua Manfredi, gli ultimi due bilanci consuntivi, 2014 e 2015, «entrambi tornati in attivo», dopo anni di sofferenze. La decisione di Cardellini, ha fatto sapere l’Ente due giorni fa, è stata «sostenuta pienamente dal consiglio direttivo», che avrebbe indicato ancora la strada del concorso pubblico per la nomina di un nuovo direttore. In realtà, dice Manfredi, «non c’è stata nessuna delibera ufficiale del consiglio direttivo, semplicemente Cardellini ha ritirato la proposta di conferma dell’incarico che aveva messo all’ordine del giorno». Gennai fu scelto appunto con una selezione pubblica a cui parteciparono oltre100 persone, anche direttori di altre aree protette italiane. «Mi fu consegnata una rosa di dieci persone e io scelsi lui senza averlo mai visto né conosciuto - continua Manfredi - ma solo basandomi sull’analisi delle capacità e delle esperienze. Non è un caso che Andrea sia il coordinatore nazionale dei direttori e anche ospite fisso della trasmissione Geo&Geo». In quel caso la politica «dette dimostrazione di avere il senso del proprio limite».

Resistetti a pressioni fortissime, da parte del mondo della politica e delle istituzioni locali, che voleva impormi figure inadeguate per quel ruolo». Ma è l’ingerenza di Mazzeo che Manfredi non digerisce. Secondo l’ex presidente, il consigliere regionale e braccio destro del segretario dei Democratici toscani Dario Parrini, sarebbe stato il collettore delle richieste del mondo dell’impresa pisana. «È il padrino politico delle imprese del litorale, gente che vorrebbe fare ciò che vuole nel parco e mal sopportava il rigore di Gennai, soprattutto nella lotta all’abusivismo». Ma ancora. Dal vicesegretario regionale del Pd, Manfredi dice di aver ricevuto «pressioni» per concedere l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto a biomasse a Coltano. «Io dissi che sarebbe stato un iter complesso, ma poi laicamente i tecnici rilasciarono il nulla osta. Peccato che, una volta esplosa la rivolta della popolazione, lui si sia nascosto». Un fiume in piena che travolge tutti. Perché la «responsabilità pesa anche sulla tecnocrazia regionale», dice Manfredi, guidata da un unico interesse: «gettare una cortina fumogena sul fatto che in consiglio regionale si sono fatti approvare bilanci fasulli, non si vuole che qualcuno vada a scoprire che è successo per omissione di controllo».

E infine, la bordata ai sindaci dei Comuni che ricadono all’interno del parco, “scomunicati” con l’accusa di «muoversi da opportunisti secondo la natura del vento politico», con «poca conoscenza delle questioni legate alla tutela di San Rossore», abituati a «ragionare in termini di tornaconto campanilistici di sotto-governo, di basso cabotaggio politico, più interessati a piazzare qualcuno piuttosto che al ruolo del parco». Con l’uscita di scena di Gennai, il rischio è «che sulla pelle della riserva vengano giocate partite che nulla hanno a che fare con la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile, ma con la degenerazione della politica, intrisa di rancori e clientelismi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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