Il Tirreno

Pisa

Bimbo rapito, l’arrestata pensa che sia suo figlio

Rievoca il blitz: «Ero in casa con il mio bambino, non sembravano poliziotti» Domani l’udienza di convalida. Sarà chiesta una perizia psichiatrica

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PISA. «Ero in casa con mio figlio e sono entrati con un’irruzione. Non sembravano neanche poliziotti».

Rinchiusa al Don Bosco da venerdì mattina, la 22enne macedone arrestata dalla polizia per sequestro di persona aggravato dopo aver rapito alla stazione la scorsa notte per circa sette ore un bimbo di neanche 4 anni, è ancora convinta di non aver commesso alcun reato. E a chi l’ha incontrata in carcere si mostra sorpresa della sua condizione di reclusa.

È un caso clinico sconfinato nella violazione del codice penale quello di cui si è resa protagonista, in negativo, la giovane seguita dai servizi sociali della Società della salute.

«Mi hanno ridato mio figlio» aveva detto al compagno al rientro a casa di notte in via del Borghetto dopo aver preso il passeggino con il bimbo romeno sopra sotto i portici della stazione. E quella proiezione di maternità immaginaria è stata ribadita anche al Don Bosco dove domani alle 9,30 si terrà l’udienza di convalida dell’arresto davanti al gip, Giuseppe Laghezza. La donna è assistita dall’avvocato d’ufficio Sandro Orrù.

Un desiderio di sentirsi madre che all’età di sedici anni ebbe il suo trauma originario. La giovane partorì un bimbo che il Tribunale le tolse proprio per le sue precarie condizioni di salute mentale. Le stesse ereditate dalla mamma domiciliata per anni nel campo nomadi di Coltano dove anche l’arrestata ha trascorso dei periodi prima che venisse smantellato. Non è in isolamento nella sezione femminile del carcere. È abbastanza tranquilla al netto dello stato psichico che la fa apparire, a chi le si avvicina e cerca un contatto, non troppo presente a sé stessa. Incapace di realizzare la gravità di quello che ha commesso.

Se sulla responsabilità penale l’evidenza delle immagini delle telecamere di piazza della Stazione chiude ogni margine di giustificazione, l’aspetto psichico dell’indagata è l’unico elemento su cui fare leva per riportare la vicenda in un contesto quanto più aderente alla realtà. Scontata la richiesta della perizia psichiatrica da parte della difesa.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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