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Pisa

Pis-agitation è finita, è tornato il re-Ringhio: «Ora la città è libera»

Mario Neri
Pis-agitation è finita, è tornato il re-Ringhio: «Ora la città è libera»

Viaggio fra i cinquemila dell'Arena nel giorno del ritorno di Gattuso dopo la lunghissima trattativa per la cessione della società. "Si chiude un'agonia". E per il calcio c'è chi ha fuso il cellulare, fatto fioretti, sofferto di insonnia

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Pisa libera, è tornato re-Ringhio. Gennaro al «veleno». «Guardalo lì, e chissenefrega se è un po’ ingrassato, ora c’è pace». L’hanno anche scritto sullo striscione. «La città era sfinita». Che mese, un’agonia. Claudia, casalinga mamma impiegata, aveva mollato tutto per il Pisa, i giorni non passavano mai: «Ci ho fuso due batterie e un cellulare - racconta - Sempre incollata alle notizie». Quarantacinque anni, capelli biondi corti, un vestito a fiori un po’ sgualcito, Claudia Gambini è corsa all’Arena, l’ultimo tuffo a piedi a perdi fiato. «Sono tornata bambina». Non ha neppure avvertito a casa. «Per oggi la spesa salta». In realtà è tutto agosto che in tavola non mette niente per cui servano più di 10 minuti di cottura. «E chi ce l’aveva il tempo di cucinare, io dovevo sapere». Pasti frugali, tanto con lo stomaco chiuso chi riusciva a mangiare.

Pis-agitation, le notti insonni, i giorni con la tachicardia. «Ho due figli di 13 e 18 anni, a loro del calcio non importa nulla, io senza morirei». Per seguire la Piseide ha pure rischiato grosso: «Sai come l’ho fuso il cellulare? Al lavoro mi nascondevo in bagno, per seguire le dirette». Accanto a Claudia, sugli spalti, in tribuna, cinquemila tifosi venuti a celebrare la «resurrezione». Ragazzi, ragazze, uomini, donne, giovani e anziani. Non è più neppure uno stadio, ma un gigantesco lettino, i megafoni degli ultras una terapia collettiva, un rito di psicanalisi sociale. «Non eravamo neppure più noi, ci eravamo persi», dicono Marco, Dario e Ivan, studenti ad ingegneria. Ce l’hanno sulle t-shirt, ma se potessero la croce pisana se la tatuerebbero sull’aorta. Hanno sfilato, manifestato, bloccato i treni alla stazione pur di convincere Petroni a vendere a Dana. Pur di rivedere Gattuso correre sul prato. Una mobilitazione così non s’era mai vista, non nel post-alluvione, o per chiedere più sicurezza o la casa e il lavoro. «Pisa è una fede, in questo mese la città si è ritrovata, si è riconosciuta, ha dimostrato di essere unita nelle avversità». Avversità? Ma come, non era solo calcio? «Solo calcio un piffero, adesso uniti così i pisani possono affrontare tutto». Tum-tu-tum-tu-tum. Oggi questi sono i tamburi della curva, fino a ieri erano i salti del cuore. La città è salita sulle montagne russe il 31 luglio, con le dimissioni di Gattuso, ne è scesa solo oggi, 2 settembre 2016. Settantadue anni fa, la liberazione fu dai nazifascisti, nelle foto ingiallite si vedono i soldati statunitensi in posa sotto la Torre. Ora Pisa l’hanno liberata gli arabi, un fondo immobiliare. Sportativa, si chiama così, ed è quasi l’unica cosa conosciuta.

Chi ci mette i soldi? «Ah, non lo so davvero, forse anche Gattuso, ma che importa? - dice Franco, pensionato, 73 anni, una polo azzurra - Siamo la città dei miracoli e, primi nella storia del calcio, siamo riusciti dove finora non era arrivato nessuno». Cioè? «Il popolo s’è preso la squadra». Eccola, altro che la serie B, questa è la rivoluzione dal basso, è convinto, un «ottobre pisano». «Dove s’è mai visto che un allenatore mandato via dalla società torna per volontà e forza dei tifosi? Ha vinto la politica».

Sì, dice così, la politica. Perfino Gattuso ringrazia Marco Filippeschi. Un anno fa, proprio lo stesso giorno, fu uno dei momenti peggiori per il sindaco. Prese la parola e fu zittito da uno tsunami di fischi. Ora gli fanno la ola. Fioretti, voti alla Madonna, sacrifici, stoiche privazioni. «Non è che è venuto tutto così, dal nulla», dice Michele Paolicchi, patròn del Capatosta. «Certo che patimento. La mi’ moglie non ne poteva più: “Meno male che si è risolto tutto, perché non hai fatto altro che parlare del Pisa”». Parole, parole, parole. Ecco, le mogli, quelle sì, «si sono stufate molto prima». Ma ora, state tranquille, signore. «Ora parla il campo - dice il re Ringhio - Sappiamo che sarà difficile ma questa è una squadra di uomini veri. È inutile nascondersi, questo mese è stato una grave anomalia, la squadra si è allenata quasi sempre da sola. Ma lavoreremo sodo per recuperare». Pis-agitation è finita, ora c’è pace.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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