Sicurezza
«Dopo lo scampato pericolo ora puntiamo alla serie A»
Marco Filippeschi: «Abbiamo ottenuto tutto quello che ci eravamo prefissati Chiediamo alla nuova società un programma ambizioso e gestione manageriale»
PISA. Giusto un anno fa, alla presentazione della nuova squadra di Gattuso all’Arena, non era nemmeno riuscito a parlare. Sommerso dai fischi della gente. Dodici mesi dopo, il sindaco Marco Filippeschi è uno dei protagonisti del superamento della crisi dell’Ac Pisa. Prima si è trovato in mezzo, poi ha preso le redini della situazione con tenacia, per qualcuno anche facendo di più del suo ruolo istituzionale. Ore e ore di telefonate sull’asse Pisa-Roma-Dubai per uscire dal rompicapo. E ora può dire “missione compiuta”. Con gli applausi, ieri, dello stadio.
Sindaco, quali sensazioni all’indomani dell’annuncio più atteso dalla città?
«Una duplice sensazione. La prima è che abbiamo scampato un pericolo molto grave. La seconda è che abbiamo ottenuto una conquista piena. Avevamo chiesto discontinuità nella gestione societaria e continuità del progetto sportivo. Centrati entrambi gli obiettivi. Con Gattuso tornato sulla panchina e una squadra mantenuta sostanzialmente integra».
Qual è stato il momento più difficile della trattativa?
«Il rifiuto dell’offerta, tre giorni fa, da parte di Britaly. A quel punto si è rischiato davvero che gli investitori si ritirassero. E prima ancora era stato molto difficile mettere a confronto le parti. L’unico incontro diretto è stato quello che ho provocato a San Rossore. Inoltre il cambiamento continuo dell’interfaccia per il compratore ha complicato ancor più la trattativa».
La certezza del buon esito è arrivata solo alle 22 di giovedì?
«Sì, avevo saputo dal presidente Abodi, che si era messo in contatto con Dana su mia richiesta, del consenso finale e decisivo del fondo di Dubai. Il fatto è che l’ultima richiesta di ritocchi giunta da Britaly non era stata presa molto bene da Pablo Dana».
Quanto ha fatto il sindaco e quanto il tifoso in questa situazione? C’è chi dice che lei sia andato anche oltre il suo ruolo...
«C’è stato tantissimo impegno da parte mia. Mai però sono andato oltre il ruolo istituzionale. Ci voleva una figura che stimolasse, che in certi momenti rasserenasse e che tenessi vivi i contatti. Penso che la credibilità di un sindaco fosse l’unica carta da giocare in un contesto tanto difficile. Ci eravamo trovati di fronte ad uno sbandamento molto grave. E la città lo aveva percepito. Chi mi conosce sa che sono uno che non si risparmia. E non mollo».
In questi casi, di solito arriva il momento dei ringraziamenti...
«Per prima devo ringraziare la mia famiglia. Sono stato sempre al telefono anche nei pochi giorni di vacanza. Hanno avuto molta pazienza. E poi grazie ai tanti che mi hanno scritto durante la trattativa nei giorni più difficili. Un’attenzione di decine di migliaia di persone che mi hanno stimolato ad essere sempre determinato».
Il ruolo della tifoseria? L’impedimento a giocare la partita con il Celta e l’occupazione dei binari hanno comportato tensioni istituzionali...
«Ha avuto un ruolo molto importante il rapporto con la tifoseria organizzata della curva Nord, che credo abbia avuto una grande funzione. Certo, ritengo la mancata amichevole con il Celta Vigo una sconfitta, ma anche un punto di partenza: ha fatto capire che c’era un forte movimento nella città, alimentato giorno dopo giorno dalla trasparenza che abbiamo sempre usato nella gestione di questa vicenda. Non volevamo subire un’ingiustizia, volevamo soprattutto uscire dalla crisi».
E quali rapporti ha avuto con i giocatori, molti dei quali dati in fuga?
«Voglio ringraziare la squadra e Daniele Mannini in particolare. A loro ho dato informazioni su quanto avveniva. Il loro comportamento è stato esemplare. Hanno retto, assumendo anche iniziative di carattere sindacale attraverso l’Assocalciatori. Hanno dimostrato attaccamento».
Spieghi il ruolo di Gattuso in questa tortuosa storia...
«E’ stato il protagonista di tutta la vicenda. E’ vero che avevamo ricevuto una sola offerta, visto che Italpol con noi non si è mai palesata. Ma Gattuso si è schierato con chiarezza: ha creduto in questi investitori quando avrebbe potuto fare altre scelte professionali».
Un gruppo di imprenditori pisani, che lei chiama “sostenitori”, ha integrato l’offerta. Poi è rispuntato anche Mian...
«Sono contento che Maurizio Mian si sia messo a disposizione. Nella fase finale ha contribuito a velocizzare la richiesta di garanzie, legittima, che era arrivata dal soggetto venditore. Pur sapendo bene che non era interessato a partecipare alla compagine sociale, da Mian è giunta un’ulteriore dimostrazione di amore nei confronti di Pisa».
Ma cosa si aspetta ora dai nuovi proprietari dell’Ac Pisa?
«Ora li mettiamo alla prova. Intanto li ringraziamo per aver scelto di investire a Pisa: non mettono soldi ovunque. Ha vinto Pisa per il progetto sportivo di Gattuso e per la visibilità internazionale della città. A noi interessa avere contatti con questi investitori che sono di un’area, gli Emirati Arabi Uniti, con cui già abbiamo relazioni: dalla visita dell’ambasciatore al porto di Marina alla partecipazione all’Endurance di San Rossore, dal volo già conquistato con Qatar Airways a quello cui sta lavorando Toscana Aeroporti con Emirates. Sotto il profilo del progetto sportivo mi aspetto un programma basato su grandi ambizioni».
A cosa pensa in particolare?
«So che questo campionato comincia tra le difficoltà. Ma penso soprattutto all’obiettivo di una società gestita finalmente con criteri manageriali, senza improvvisazioni. Parlo di investimenti per avere un grande settore giovanile. Parlo di un settore marketing professionale perché Pisa si vende bene. Ritengo Gattuso un biglietto da visita efficacissimo anche nella relazioni aziendali. Mi aspetto questo in una visione pluriennale di riconquista della serie A. Chiediamo una società di alto profilo».
In questo, per lei, rientra anche l’ipotesi della costruzione di una nuova Arena?
«Ora stiamo svolgendo i lavori necessari allo stadio. Siamo partiti in ritardo e dovremo cercare di recuperare. Sì, ricordiamo anche che abbiamo un progetto per realizzare uno stadio moderno intorno al quale sviluppare attività commerciali-ludico-sportive. Un indotto in grado di dare ulteriore valore. Difficile ora pensare ad un nuovo stadio in tempo di crisi, ma se si entra in un’altra dimensione sportiva è un obiettivo che in prospettiva possiamo tornare a considerare».
Cosa risponde infine a chi dice: il sindaco dovrebbe avere la stessa determinazione anche per gli altri problemi della città?
«Qualcuno si dovrebbe ricordare di altre battaglie che ho fatto. Anche quella per l’aeroporto, certo, che poi è andata com’è andata. Oppure quella per portare Ikea a Pisa. O per evitare che Coltano diventasse una tendopoli per i profughi. O ancora l’impegno per il capoluogo dopo quel ridisegno delle province. Rivendico di aver portato tanti soldi pubblici a Pisa in anni di crisi. Compresi quelli che sono stati assicurati anche all’aeroporto. Non so quante altre città possano vantare altrettanto. E nessuno, credete, ci ha regalato niente».
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