Il Tirreno

Pisa

Tra sgambetti e bombe a mano, ma ora la storia del nuovo Pisa può iniziare - Il commento

Antonio Scuglia
Il ritorno di Gattuso a San Piero a Grado
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Il ritorno di Gattuso a San Piero a Grado

Nemmeno Kafka avrebbe immaginato una vicenda così complessa e grottesca come quella del Pisa. Ma i suoi romanzi finivano invariabilmente male, la pazzesca estate nerazzurra invece...

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PISA. Nemmeno Kafka avrebbe immaginato una vicenda così complessa e grottesca come quella del Pisa. Ma i suoi romanzi finivano invariabilmente male, la pazzesca estate nerazzurra invece termina con l’arcobaleno anziché il diluvio.

Ci eravamo lasciati, nell’edizione di giovedì, con la bella notizia che la trattativa Britaly-Equitativa, data per spacciata con dolore dai tifosi nerazzurri e con soddisfazione da qualche sciacalletto anche locale, era ripresa. Lo aveva fatto grazie all’iniziativa, l’ennesima, del sindaco Filippeschi, forse il vero trionfatore di questa storia, e anche all’aiuto di Maurizio Mian che quando c’è stato da aiutare il Pisa non si è mai rtirato indietro.

A metà pomeriggio c’era stata addirittura la conferenza stampa del sindaco, convocata quando l’accordo sembrava cosa praticamente fatta: «L’accordo di massima c’è, ora servono le firme». E in effetti, dopo un ulteriore scambio di documenti, il fondo di Pablo Dana inviava alla famiglia Petroni un documento che di fatto dava loro tutti i soldi e le garanzie richiesti per il contratto.

Dopo di che... Lorenzo Petroni, amministratore unico del Pisa, ributtava tutto in aria: «preferiremmo cedere la società a Maurizio Mian, alle stesse condizioni di Equitativa». Perché di Mian si fida mentre «chiudere con un fondo d'investimento di cui non si sa chi c'è dietro è sempre difficile».

Sembrava una bomba a mano tirata in mezzo alle speranze dei tifosi, altro che una volontà di concludere positivamente il negoziato. Ma Mian non abboccava e toglieva subito ogni alibi ai romani: «Ringrazio Lorenzo Petroni - diceva al Tirreno l'ex presidente nerazzurro - ma come tutti gli sportivi lo invito fortemente a chiudere in modo positivo la trattativa con Pablo Dana, trattativa che so essere seria e ormai perfettamente impostata. Anche con il sindaco abbiamo convenuto sull'opportunità di questo accordo Britaly-Dana. Abbiamo parlato e lavorato a lungo su quel progetto».

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Da parte di Britaly era l’ennesimo sgambetto. E la rabbia dei tifosi iniziava anche a indirizzarsi verso chi a Pisa, negli ultimi giorni, avrebbe fatto di tutto per fare naufragare la trattativa: «Noi pensiamo solamente al bene del Pisa. Diffidiamo quindi qualsiasi pseudo-tifoso pisano ad intralciare ogni trattativa in corso per i soli interessi personali. Anche le parole di Maurizio Mian sono state chiare e da noi condivise». Ma proprio l’entrata a gamba tesa di Mian ha spezzato l’inerzia che sembrava portare a un’altra notte di stucchevole attesa.

La città praticamente tutta da una parte, i giocatori che hanno rischiato il tutto per tutto per aspettare Gattuso e sostenere la trattativa (rinunciando anche al premio promozione che si sono guadagnati nella passata stagione), imprenditori e istituzioni sempre più ostili ai romani non sembravano bastare a far capire alla famiglia Petroni che il suo comportamento - ritardi nei pagamenti, comunicati offensivi verso Pisa, ostruzionismo nella trattativa, abbandono della squadra a se stessa, praticamente una presa in giro continua anche nei confronti del sindaco e di Abodi - aveva da tempo valicato il limite del sopportabile.

Chi nella notte, sul profilo facebook di Vincenzo Taverniti, aveva scritto a suo nome (l’avvocato dichiara la sua estraneità) «noi si affonda ma voi verrete giù con noi» sembrava quindi prefigurare uno scenario sportivamente apocalittico ma vicinissimo e non esprimere un cattivo augurio.

Poi la svolta, improvvisa. Bella. Piena di gioia. Con Dana che in diretta tv diceva a Gattuso «Rino ti aspettiamo» e il mister che intervenire per tranquillizzare tutti: «Io sarò al mio posto». La storia del nuovo Pisa può iniziare.

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