Sicurezza
Scarpe in mano, i giocatori lasciano il campo
Volti scuri tra i nerazzurri mentre escono dal centro sportivo. E sul mercato continuano ad arrivare tante richieste
PISA. Nei volti dei pochi giocatori che escono dal campo di allenamento di San Piero con le loro borse, qualcuno anche con le scarpe da gioco in mano, tutto il senso della “tragedia” sportiva. Intorno alle 16 un centinaio di tifosi si sono radunati davanti al cancello dell’impianto sportivo: un clima totalmente diverso da quello dei giorni scorsi, visto che la notizia della rottura tra Pablo Dana e Britaly era già arrivata un’ora prima. Facce tristi, qualcuno con le lacrime agli occhi. La speranza che in queste settimane aveva alimentato la tifoseria tanto da radunarla quotidianamente a San Piero è tramontata. La gente parla a voce bassa. «Non riesco nemmeno ad arrabbiarmi - ci dice un tifoso -. Vorrei urlare per sfogarmi, ma sono a pezzi». Sono una decina i giocatori che si presentano al campo. Vengono a prendere le loro cose ancora rimaste negli spogliatoi. Il primo ad uscire è Luca Crescenzi, il volto scuro con la borsa a tracolla. Qualcuno lo saluta, lui abbozza un sorriso.
Passa un minuto ed escono Longhi e Di Tacchio, per loro un timido applauso: montano sull’auto dell’ex Sassuolo e lasciano San Piero. Poi è la volta del giovane difensore centrale Del Fabro, anche lui con le sue scarpe da gioco in mano: sicuramente il suo primo campionato di serie B lo aveva immaginato molto diverso. Esce anche Verna che raggiunge l’auto in cui alla guida c’è Andrea Tabanelli. I tifosi si affacciano al finestrino per un saluto e soprattutto per ringraziarli di quanto hanno fatto in questo mese di totale incertezza. «Ho salutato Verna - riferisce un tifoso ad un gruppetto di gente - e mi ha detto che è tutto finito». Il clima è irreale. Anche il cielo si annuvola, mentre i capannelli dei tifosi si formano e si sciolgono. Tutti parlano, ma la rassegnazione è tale che non si sentono toni alti. Qualcuno prova a stemperare la tensione: «Ci radiano e ripartiamo dalla Terza categoria - dice -. Siccome non possiamo accedere ai ripescaggi, bisogna vincere sette campionati di fila per tornare in serie B. Sono giovane, magari mi capiterà di rivederla».
Dai social arriva la notizia dell’appello della curva Nord di ritrovarsi alla stazione, in molti si spostano quindi verso Pisa. Intanto il cielo è sempre più nero e sembra davvero essersi adeguato all’umore del popolo nerazzurro. Ora sul fronte giocatori c’è da capire cosa succederà. Oggi si chiude il mercato, ma questo conta poco se infatti la società non è intenzionata a cedere i cartellini. La strada sarebbe la rescissione che, a quel punto, consentirebbe ai calciatori nerazzurri di trovare squadre anche dopo la chiusura della campagna acquisti-cessioni. Ma occorre che la società firmi la rescissione così come avvenuto finora solo per Scognamiglio, Merkel e Rozzio. L’unico che può compiere questo atto è Lorenzo Giorgio Petroni in qualità di amministratore unico dell’Ac Pisa 1909. Da Roma silenzio assoluto, ma sembra difficile che il figlio del patron di Terravision firmi quello che in pratica sarebbe un definitivo “rompete le righe”.
Ma vedremo cosa succederà in queste ora anche alla luce delle pressioni che alcune squadre stanno facendo sui giocatori. Il Trapani ad esempio sta forzando il Cagliari, proprietario del cartellino di Colombatto, per poter tesserare il giovane centrocampista. Cagliari che però non ha margini di manovra se il Pisa non lo libera (perdendo i 50.000 euro pagati per il suo prestito). Anche Lores Varela ha moltissimo mercato (il Perugia su tutti) ed addirittura anche un prezzo per il suo cartellino: 2 milioni e mezzo. Ma anche per lui vale lo stesso discorso fatto in precedenza. Quindi anche i giocatori, così come i tifosi, sono prigionieri di questa situazione che sicuramente non ha precedenti nella storia calcistica degli ultimi anni.
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