Attenzione
«È l’imam fuori dalla Costituzione»
I promotori della consultazione replicano a Mohammad Khalil
PISA. «La colpa della mancata integrazione dell'Islam è dei musulmani». Il Comitato #NoMoschea risponde a muso duro alle accuse lanciate dal presidente del Centro culturale islamico di Pisa, Mohammad Khalil, dal palco della festa comunale de l'Unità, che ha bollato come «una presa in giro» il referendum proposto in quanto «contrario alla Costituzione». «L'imam - risponde il gruppo che ha promosso la consultazione popolare - non deve mancare di rispetto alle 2.620 persone che hanno liberamente scelto di sottoscrivere il quesito referendario ritenendolo serio e sensato. All'imam segnaliamo che è la sua religione ad essere fuori dai dettami della Costituzione, in quanto l'articolo 8 dispone per tutte le religioni l'obbligo di sottoscrivere un'intesa con lo Stato, che l'Islam non ha ancora fatto. Se l'imam - prosegue il Comitato - ritiene legittimamente che le nostre argomentazioni non siano valide, lo invitiamo a partecipare alla campagna referendaria schierandosi a favore della costruzione della moschea», prosegue il Comitato. «L'Islam - aggiunge -, limitato dalla propria litigiosità interna, non è mai riuscito a finalizzare gli assist della politica nazionale. Ci sono decine di associazioni, enti e comunità che si contendono la guida della seconda religione in Italia: questo è il problema dell'Islam, non gli italiani ingiustamente tacciati di razzismo. Con il nostro referendum daremo ai musulmani un'altra possibilità: ci smentiscano, creino un Islam occidentale, unitario e coeso e siglino un'intesa con lo Stato come previsto dalla Costituzione, altrimenti tacciano e si scordino le moschee», conclude il Comitato che punta il dito anche contro il Pd: «Non perde occasione per dimostrare che il proprio interlocutore preferito sia l'imam».
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