Il Tirreno

Pisa

480mila chili di bombe dal cielo

di Simone Martini
480mila chili di bombe dal cielo

Era la mattina del 31 agosto 1943: la città si ritrovò nell’uragano di fuoco

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PISA. Sono passati ormai 73 anni da quel tragico 31 agosto del 1943, quando Pisa subì un pesantissimo bombardamento che portò lutti e sciagure che, purtroppo, sarebbero durate ancora. Da alcuni anni è facilmente consultabile in rete un filmato di non moltissimi secondi ma devastante. Emerso dagli archivi dell'Istituto Luce, a colori, mostra riprese aeree statunitensi che mostrano la città in tutta la sua devastazione. A distanza di molti decenni, ormai, anche chi non ha vissuto quei giorni non può fare a meno di trattenere il fiato. Quello di Pisa fu un bombardamento inutile dal punto di vista militare, dato che l'Italia era ormai in ginocchio e i rifornimenti tedeschi non furono messi in pericolo. Inutile anche dal punto di vista mentale, dato che il morale dei pisani e degli italiani era da tempo sotto i tacchi. Furono tragiche ore, durante le quali scomparvero molti storici aspetti pisani. Oggi restano poche tracce di quei minuti tremendi.

Il tempo ha risanato molte ferite, almeno quelle materiali. Fino alla tarda estate del 1942 la guerra era sempre stata lontana e tutto sommato fortunata per l'Italia. Alla lunga però la situazione cambiò e dopo la battaglia di El Alamein iniziò una lunga ritirata. Lo sbarco in Sicilia del 10 luglio del ’43 contribuì alla caduta del fascismo e del governo Mussolini il 25 luglio. Il re scaricò Mussolini e nominò capo del governo Badoglio. Gli alleati però non si fidavano ed in questa ottica si spiega il bombardamento di Roma, del sud Italia e di Pisa. Paradossalmente dopo la caduta di Mussolini i bombardamenti, sulle già martoriate città italiane, aumentarono in modo esponenziale. L'armistizio fu firmato il 3 settembre a Cassibile, anche se poi fu annunciato solo l'8 settembre. Alle 13 di quel maledetto 31 agosto del ’43, Pisa venne investita da un uragano di fuoco, un inferno che durò sette lunghissimi minuti. Il numero esatto delle vittime non si è mai saputo. La cifra oscilla tra gli oltre 900 stimati al momento, e i più probabili 2.500, moltissimi dei quali mai ritrovati e letteralmente rimasti sepolti soprattutto sotto la stazione. Andarono persi patrimoni artistici, come il complesso della Cittadella, ricostruito nel dopoguerra ma in modo diverso ed incompleto. Andò definitivamente perso l'uso del sostegno, cioè la struttura che permetteva l'unione dell'Arno al canale dei Navicelli. Un sistema che permetteva la navigazione (da Pisa a Livorno) adatto appunto per i navicelli, imbarcazioni leggere che poi hanno dato il nome al canale. La mattina del 31 agosto, 152 apparecchi statunitensi decollarono dalla base in Tunisia e la tragedia arrivò quando molti erano a pranzo. Tra gli aerei impegnati c'erano 48 B17, i bombardieri pesanti tristemente famosi. Giunti in prossimità della città, il primo nucleo detto flight leader iniziò a sganciare le bombe, gli altri apparecchi che seguivano dovettero bombardare alla cieca tanto era il fumo prodotto dalle prime bombe. Il quartiere di Porta a Mare non esisteva più. Sulla fabbrica della Saint Gobain caddero 367 bombe che provocarono 56 morti tra gli operai, quasi tutti rimasti uccisi durante la pausa pranzo. La contraerea potè ben poco, abbattendo 4 velivoli, mentre dal campo di Arena Metato si alzò la caccia italiana con alcuni Macchi 200, impotenti di fronte alle fortezze volanti. In tutto caddero, da un'altezza di seimila metri, sulla parte meridionale della città, 480 tonnellate di bombe, delle quali pochissime restarono inesplose. Sette minuti che provocarono non meno di 900 morti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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