Sicurezza
«Il referendum? Una presa in giro è contro la Carta»
L’imam pisano è intervenuto alla Festa de l’Unità «È una vergogna riunirsi per pregare in un campo»
PISA. Decine di persone hanno partecipato attivamente all'incontro sul dialogo tra le religioni “per la pace, i diritti e i valori” che si è tenuto alla Festa de l'Unità di Riglione.
Mohammed Khalil, presidente del Centro Culturale Islamico, e don Severino Dianich, professore emerito della facoltà di Teologia di Firenze, hanno dialogato su temi di estrema attualità, rispondendo alle domande del moderatore Giulio Fabbri del Pd pisano e alle sollecitazioni del pubblico. Diversi gli argomenti trattati durante il confronto tra due grandi religioni monoteiste, cristianesimo e islam.
La domanda cruciale ha riguardato il ruolo dello Stato nel garantire i luoghi di culto. «Per quanto riguarda la religione musulmana, lo Stato italiano è assente, non sta facendo il suo dovere. Noi siamo cittadini italiani a tutti gli effetti e di fede islamica - afferma Khalil, di origine palestinese, in Italia dal 1981 -. Lo Stato non può continuare ad ignorare questa situazione. Io da cittadino italiano ho giurato fedeltà alla Costituzione che tutela la libertà religiosa».
Inevitabile il riferimento alla costruzione della moschea a pochi passi da Porta a Lucca e al referendum promosso da un apposito comitato. «A Pisa c'è già un luogo di preghiera. Da 24 anni ci riuniamo dietro il Comune. Costruire la moschea darebbe dignità non solo alla nostra comunità ma all'intera città - sottolinea a gran voce l'imam -. È una vergogna doversi riunire a pregare in un campo sportivo. Sui temi religiosi, l'Italia è al terzo mondo. Ognuno deve avere la propria libertà. Invece noi siamo qui a discutere di costruire un luogo di culto o no».
Gli oppositori al progetto della moschea hanno più volte sottolineato la vicinanza tra la nuova moschea e piazza dei Miracoli. «Non sorgerebbe all'ombra della Torre, come qualcuno ha detto. Se fosse così, sarei il primo ad oppormi al progetto. La Torre è un bene dell'umanità e va tutelato - dice ancora l'imam -. La comunità islamica pisana non va lasciata sola, va rispettata. La Costituzione non va calpestata solo quando si tratta di musulmani».
E per quanto riguarda il referendum Khalil dice che «è una presa in giro». «È contro la Costituzione italiana. Noi abbiamo già comprato il terreno. Il quesito propone di trasformare quella particella in verde privato, ma per chi? E dove la dovremmo costruire la moschea?». E su questo punto, don Dianich afferma che «la libertà o è per tutti o è per nessuno. Se oggi mi si impedisce di costruire una moschea, domani non sarà possibile costruire una chiesa. Ha ragione Khalil ad appellarsi alla Costituzione. Ma non dimentichiamoci della Carta dei diritti dell'Uomo e del concilio vaticano secondo. La libertà religiosa è un principio di civiltà, non garantito in paesi islamici come l'Arabia Saudita. In questo senso i musulmani devono lavorare con spirito di autocritica affinché non ci siano contrapposizioni». Sull'Isis Khalil torna a ribadire quanto dichiarato durante il presidio contro il terrorismo: «Dio non ha predicato la violenza o il razzismo. Qui si sta adattando la religione con la politica di una certa struttura. Se il libro di riferimento è lo stesso, è colpa delle persone che agiscono in quel modo, non della religione. Mi piacerebbe sapere l'Isis a quale religione fa riferimento. Sicuramente non all'Islam, che viene danneggiato profondamente dall'Isis. Chi è credente deve avere rispetto dell'altro, del suo prossimo».
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