Sicurezza
La contribuente è morta ma le chiedono il canone Rai
CALCI. «Il pagamento del canone della televisione è un'ossessione, quasi un incubo. Di sicuro ci sentiamo come perseguitati. È stato disdetto cinque anni fa, con lettera e attraverso telefonate,...
CALCI. «Il pagamento del canone della televisione è un'ossessione, quasi un incubo. Di sicuro ci sentiamo come perseguitati. È stato disdetto cinque anni fa, con lettera e attraverso telefonate, facendo presente che non c'è più alcun apparecchio in casa. Nonostante la comunicazione, ripetuta, tornano all’attacco chiedendo, pretendendo».
Brunello Malvaldi, il parrucchiere del paese, di recente scampato miracolosamente a un brutto incidente domestico, non sa più a che santo rivolgersi. «Hanno creato un caso - dice - che non ha ragion d’essere. Ma come si deve fare? Mia madre Milena Conti è morta. Abbiamo spedito perfino il certificato del decesso. Ma continuano a pretendere la tassa. Ci siamo rivolti anche al sindacato, il coordinatore locale Renzo Meucci ci ha consigliato paradossalmente di fornire all’erario l'indirizzo del cimitero». «Adesso - racconta Malvaldi - a complicare le cose ci si è messo anche il governo con la decisione di associare il pagamento tv alla bolletta dell’Enel. È successo che, insieme al conto dell'energia elettrica, è stato sommato il canone televisivo. Allora abbiamo rinnovato ancora la difesa facendo presente la situazione. Abbiamo dovuto rivolgerci a uffici diversi, raccomandate con tanto di documentazione, incontri di persona con gli addetti ai lavori: tutto per cercare di chiarire che non siamo tenuti a versare la quota richiesta».
Una piccola odissea fra ingorghi burocratici, inefficienza, competenze che si incrociano e sembrano non appartenere mai a nessuno di preciso. «L'Enel adesso ci ha detto che loro non rispondono della tv. Intanto si paghi la luce. Per il resto rivolgersi a Torino all'ufficio specifico che tratta il canone tv». Malvaldi scuote la testa e allarga le braccia. Ripete: «È una cosa da non credere. Si è mobilitato anche mio figlio Mirko, il quale è andato di persona. Una storia infinita...». Non è questo un caso isolato nel contenzioso legato al canone televisivo. «Anche io - interviene Michele Meucci, pensionato, dopo una vita da macellaio - mi trovo a combattere una battaglia impari. Ho fatto presente che non guardo la televisione e non posseggo nessun apparecchio. Non mi danno pace. Questa trovata di abbinare la bolletta Enel al canone tv ha complicato le cose. Alla fine ho scritto a caratteri cubitali, nella mia ultima comunicazione: Non sono dovuti. Capito? Non pago!».
Pier Luigi Ara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google