La manifestazione
Unioni civili, ecco i primi “sì” arcobaleno
Alice e Giulia si “sposano” il 17 settembre, la cerimonia di debutto c’è il 9
PISA. Lo fanno da quando stanno insieme. Si prendono una pausa caffè e percorrono i loggiati davanti alla stazione tenendosi per mano. Nessun coming out, non c’è mai stato bisogno di “sbandierare” nulla, nessun imbarazzo, «perché mai dovrebbe essercene, cavolo, noi ci amiamo!». Anche se chi ciondola sotto quei loggiati non manca mai di farsi riconoscere. «“Lesbiche di merda”, sì, ce lo sentiamo dire spesso. Spiace dirlo, non abbiamo pregiudizi», ma a gettare addosso a queste due donne quelle offese «sono i tunisini, gli spacciatori, ragazzi musulmani».
Ma Alice e Giulia guardano e passano. Sono centaure, viaggiano in moto. Abituate a superarli gli ostacoli, non ci girano intorno. Lo fanno con naturalezza. Chi è inchiodato ai pregiudizi ci resti pure, loro accelerano, il rombo del cuore le spinge oltre. E da quando l’Italia ha approvato la legge sulle unioni civili è come se fosse entrato il turbo nelle emozioni. Alice Panzarini, 33 anni, veronese e Maria Giulia Bani, 30 anni, «pisana doc da generazioni», si «sposano» il 17 settembre. Le prime, insieme a Marco e Lucas, che diranno sì il 9 settembre. «Sì ci sposiamo, per noi è così». Anzi, già si sentono «mogli». Si sono conosciute il 26 dicembre 2014. «Al Mama mia, Torre del Lago. Scese dall’auto e mi conquistò, letteralmente», dice Alice, arrivata a Pisa sette anni fa per seguire un altro amore. «Quello con un uomo, finito male, avevo sbagliato direzione». Fino a quel momento racconta di aver viaggiato nella vita con il freno tirato. Ora gestisce con Giulia il parcheggio del dopolavoro ferroviario. «Da quando è arrivata lei è riapparsa la luce, senza non saprei più come fare».
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C’è solo una cosa della Cirinnà che non hanno digerito. «Nella legge non c’è l’obbligo di fedeltà - dice Giulia - è assurdo. Perché scusate? Se ami una persona ami lei, punto». «E poi perché accordarlo alle coppie etero e non alle coppie omosex? Subdolamente si insinua che lesbiche e gay siano inclini alla promiscuità. Ma stiamo scherzando?! Io mi ingelosisco anche solo se sfiora un’altra con lo sguardo», si infervora Alice.
Lo fanno per un sacco di ragioni, perché vogliono starsi accanto nella «buona sorte e nelle avversità», perché «se ci dovesse sucedere qualcosa vorremmo che l’altra possa stare accanto al letto in ospedale, avere diritto di successione e magari, un giorno, quando questo paese farà ancora un altro passo», entrambe possano essere «madri di un bambino di cui solo una di noi potrà essere genitrice».
Alice avrà un vestito bianco corto, da sposa, Giulia ha scelto jeans, camicia, giacca, gilet e cravatta. La festa vera sarà al Mamamia il giorno dopo, il 18 alle 18. Ma in Comune ci saranno tutti. O quasi. «Ci saranno mia mamma Emilia e il suo compagno, Leo, che per me è come un padre - dice Alice -In prima fila, felicissimi». Dichiararsi, all’inizio, non è stato facile. «Poi però la mamma l’ha conosciuta e mi ha ringraziata». «Per me - si fa avanti Giulia - non ce n’è mai stato bisogno. Insomma, ai miei genitori lasciavo pensare ciò che volevano. Alla fine ho detto: “Sentite, mi sposo, Alice non è solo un’amica”. Hanno risposto: “E cosa credevi, che non lo sapessimo?” Fine». Mamma Stefania ci sarà, babbo Mauro no. «Ha detto. “Ok, sono felice per te, ma non ce la faccio a venire”. Del resto la chiesa sta facendo qualche passo avanti solo adesso grazie a Francesco, perché dovrei chiedere di più a mio padre?»
E queste due ragazze non sono neppure convinte che l’argento olimpico che Rachele Bruni ha dedicato alla compagna Diletta uscendo dall’oceano sia stato un gesto spontaneo, di libertà e naturalezza. «Mi è sembrato costruito, mediatico - dice Alice - Lì per lì mi son detta che quando facciamo così sembriamo dei fenomeni da baraccone». «Dài, diciamo la verità, perfino lo Stato, seppure si sia dotato di una legge, è ancora riluttante, in piccole sacche di arretratezza, ma lo è». Cosa intendi, Giulia? «Si riferisce alla Ceccardi - dice Alice - Che delusione. Ecco sulla politica abbiamo idee diverse. Lei Salvini non lo voterebbe mai, a me invece sembra dica cose giuste. Ma la sindaca sbaglia di grosso. Accampa un diritto all’obiezione di coscienza che la legge non prevede e ne calpesta quelli che riconosce». «Diciamolo chiaramente. Lei è un’istituzione, non può esimersi. Farlo è illegale. Ma godiamoci il momento va’».
A proposito, viaggio di nozze? «Eh, nota dolente. Non possiamo allontanarci dal lavoro. Abbiamo fatto un pre-viaggio in moto. Tre giorni fra Alta Versilia e Garfagnana - dice Giulia - Io le ho mostrato i luoghi della mia infanzia, e lei mi ha fatto guidare la moto. Che sogno».
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