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«Unioni civili, così lui diventa italiano ma mia mamma non lo sa»

Mario Neri
«Unioni civili, così lui diventa italiano ma mia mamma non lo sa»

La Cirinnà chiude l’odissea di Marco per regolarizzare il compagno brasiliano Lucas Ma in famiglia restano “clandestini”. «I miei sono cattolici di ferro, ne morirebbero»

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PISA. Uno, Lucas, per amore è diventato clandestino. L’altro, Marco, è impazzito per farlo uscire allo scoperto. Nel loro caso, prima ancora di riconoscere diritti, la Cirinnà li riconosce come cittadini. «Dal 9 settembre la nostra storia esisterà. Noi esisteremo. Almeno per lo Stato. Perché la società civile non ci ha mai cancellato. Anzi, la società che abbiamo incontrato in questi anni è molto più avanti rispetto alla rappresentazione che ne dava la legge». Marco, 45, italiano, Lucas, 33 anni, brasiliano (i nomi sono di fantasia). Il significato di unione civile per loro sta tutto lì. La legge consentirà a Lucas di ottenere la carta di soggiorno, e dopo due anni la cittadinanza italiana. «Avrà lo stesso diritto che ha un qualsiasi straniero che sposa un italiana e viceversa».

L’odissea è finita. «Ci sposiamo, e non è uno scherzo». A Pisa saranno i primi. Celebrerà l’assessore Marilù Chiofalo. «Per noi il nostro amore è una cosa terribilmente seria - dicono - non è una burla». Si sono conosciuti nell’estate 2010, a Torre del Lago. «Ero in bici, lui stava camminando - dice Marco - Parlavo al telefono, scherzavo in modo colorito». «Voleva attirare l’attenzione...» ride Lucas. «Ma no, lo faccio sempre, dài vabbè, ci siamo presi un caffè ed è stato colpo di fulmine». «Solo che io avevo un visto turistico, invece non me ne sono più andato. Dopo tre mesi non avevo più nessun titolo per stare in Italia». Per due etero la distanza al massimo è “burocratica”, il matrimonio la colma in un attimo. «Per due gay come noi fra le parole amore e coppia, prima della legge, c’era un muro. Ora finalmente Lucas non sarà più un irregolare, «emergerà», potrà lavorare o iscriversi all’università, ma è stata un’odissea».

Fughe all’estero progettate ma mai compiute perché troppo costose e «senza certezze», decreti flussi, quote d’ingresso per gli stranieri. «Per regolarizzarlo le abbiamo provate tutte. Ho conosciuto avvocati serissimi e altri che proponevano soluzioni azzeccagarbugli, troppo creative e poco lineari per risultare credibili», racconta Marco, «e ricordo ancora la notte in cui tentai con il click day». Sì, lo ha fatto, pur di regolarizzare Lucas ha provato anche ad assumerlo come dipendente, come colf, «cosa che mi ha provocato una fortissima indignazione. Noi che da anni condividevamo tutto: casa, vacanze, ogni scelta... Ma non avevamo altre chance. Non dormii un minuto, eseguii la procedura ma sbagliammo, accidenti, un errore burocratico». «Dichiarammo che avevo discendenti italiani - dice Lucas - Ma non riuscimmo a dimostrarlo al consolato italiano in Brasile, così, sebbene avessimo i requisiti e l’ufficio immigrazione si sia dannato per aiutarci, la nostra domanda non fu accettata». «A quel punto capii che serviva una risposta politica, così mi attaccai al pc e cominciai a bombardare di mail i parlamentari».

Così unione civile, oltre che il coronamento di un rapporto che dura da sei anni, significa cittadinanza, permesso di soggiorno, il pregio raro di una norma tradotta in un vantaggio concreto. Susanna Ceccardi lo chiama «registrucolo». «Come sindaca è una rappresentante dello Stato, non può rifiutarsi di celebrare le unioni, è contro la legge», si arrabbia Lucas. «Il riferimento a Rosa Parks e al nazismo è stato assolutamente fuori luogo - dice Marco - la Parks lottava per estendere diritti non per comprimerli, e nei campi di concentramento sono morti migliaia di omosessuali. La invito alla sobrietà. E anche a brindare con noi il 9 mattina nella sala delle Baleari se vuole».

«E sì sarà imperfetta, non c’è l’obbligo di fedeltà, ok, ma quante coppie unite in matrimonio violano quel precetto? La promessa è nostra, quell’obbligo è solo un lascito cattolico borghese». Non ci sono neppure le adozioni. «Va bene - dice Marco - ma io dico una cosa alla volta». Intanto, via dal buio. Anche se qualcosa nel buio hanno scelto di lasciarci. La madre di Lucas arriverà da San Paolo. «Mia mamma e mio babbo no - dice Marco - Sono anziani, ottantenni. Non ce la farebbero. Soprattutto mia mamma, è una cattolica di ferro, una di quelle che crede che un tumore possa venirti perché hai peccato. No, non le ho mai detto che amo un uomo, che sono gay. Ne morirebbe, e anche per mio padre sarebbe un terremoto». Una cosa alla volta. Tutto e subito l’amore può accecare, meglio se per qualcuno resta clandestino.

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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